Le pagine A.Ge.S.C. su "Avvenire"
27 gennaio 2006
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Retromarcia sulle paritarie
Valerio Lessi*
Il
governo pensa forse di risanare il bilancio dello Stato con la
bancarotta delle scuole cattoliche? La domanda non è
semplicemente una provocazione. La verità è che la Finanziaria
2006, approvata in Parlamento fra l’indifferenza dei politici,
anche di quelli che a parole sostengono la libertà d’educazione,
ha deciso di tagliare pesantemente i contributi alle scuole
paritarie. Non solo infatti il contributo per il 2006 è pari a
quello del 2005, ma per il 2007 e il 2008 è previsto un taglio
di circa il 30 per cento. Sembra quasi incredibile tanto è
grave: eppure è così. Ma non è finita. Nella legge non è
prevista nessuna risorsa per rifinanziare il contributo alle
famiglie delle scuole paritarie, introdotto nella Finanziaria
2003: il contributo pertanto non verrà più erogato. Così la
maggioranza ha sconfessato una legge da lei stessa voluta, che
pure era stata accolta con favore dalle famiglie. Viste le
premesse, non meraviglia (si fa per dire) che non sia prevista
neppure alcuna risorsa aggiuntiva per realizzare l’integrazione
dell’handicap nella scuola paritaria e per stipulare le nuove
convenzioni di parifica richieste. Siamo di fronte a una vistosa
retromarcia. Le conseguenze sono facilmente immaginabili: le
famiglie delle scuole paritarie saranno ancora una volta, ed
ancora maggiormente, discriminate economicamente per potere
usufruire di un servizio che pure la legge riconosce avere pari
dignità rispetto alle scuole statali. Il consiglio nazionale
dell’AGeSC ha preso una dura posizione: "E’ una
situazione che produrrà la "bancarotta" di gran parte
della scuola non statale, determinando un impoverimento dell’offerta
educativa nel nostro Paese." Oltretutto, lo Stato dovrà
accollarsi ben maggiori oneri per accogliere gli studenti che
passeranno alle scuole statali in conseguenza della chiusura di
tante scuole paritarie.
La posizione
espressa dall’AGeSC ha raccolto ampi consensi fra i
sostenitori della libertà di educazione. "E’ una
posizione, quella dell’AGeSC, che sottoscrivo in pieno",
afferma Franco Nembrini, presidente della Foe, federazione delle
scuole aderenti alla Compagnia delle Opere. "Dopo tutte le
promesse – aggiunge - la delusione è davvero enorme. È una
situazione che chiama in causa la responsabilità della stessa
comunità cristiana in rapporto alla politica. È necessaria una
maggiore consapevolezza dell’importanza dell’investimento in
educazione, secondo l’insegnamento di Giovanni Paolo II e di
Benedetto XVI."
Padre Antonio Perrone, presidente
della Fidae, parla di "una grave ingiustizia che penalizza
la libertà di scelta dei genitori" ed aggiunge che a tutto
ciò si aggiunge il grave ritardo con cui vengono erogati i
contributi spettanti sia ai genitori che alle scuole. Solo da
questo mese è iniziata l’erogazione del buono-scuola dell’anno
scolastico 2004-2005. Inoltre il contributo per le
"elementari parificate" è fermo all’agosto 2005;
altri gravi ritardi riguardano l’erogazione delle risorse per
il "sostegno" di alunni disabili e per
"progetti" approvati ed attuati da qualche anno. Tagli
e ritardi: non erano queste le promesse di inizio legislatura
sulla libertà d’educazione.
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Educazione,
bene da difendere
Nelle
scorse settimane è stato reso pubblico un "Appello per l’educazione",
in occasione della nuova del "Rischio educativo" di
don Giussani, che ha visto come primi firmatari un qualificato
gruppo di esponenti della cultura e del giornalismo. Nell’appello
viene sottolineato che la grande emergenza che vive il nostro
Paese non è né politica né economica ma riguarda qualcosa da
cui dipende anche il futuro della politica, dell’economia e
della società in generale. L’emergenza è quella dell’educazione,
cioè qualcosa di più dell’istruzione o dell’avviamento al
lavoro. Il punto – sottolinea l’appello – è che
"rischia di crescere una generazione di ragazzi che si
sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a
camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla
vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode
e del potere."
La preoccupazione espressa, i contenuti dell’appello, sono
pienamente condivisi dall’Agesc. Oltretutto da tempo la nostra
associazione indica l’educazione come un bene primario della
società, da tutelare e sostenere. Era con questa affermazione
che nel marzo del 1999 l’Agesc ha lanciato il Patto sociale
per l’educazione, attorno cui aveva coagulato adesioni e
consensi. In quel documento di sei anni fa si sosteneva che
"L’opzione fondamentale per il nostro futuro è una
autentica cultura, che è fare ciò che si deve perché l’uomo
sia sostenuto nello sforzo di valorizzare la propria umanità.
La scelta culturale ed educativa appare oggi imprenscindibile ed
altrettanto lo è che l’educazione si attui nella libertà e
che la famiglia sia riconosciuta come soggetto primario ed
originario dell’educazione, promossa e sostenuta in questo suo
compito dalla società e dallo Stato. La scuola è strumento
forte a sostegno della famiglia se orientata ad educare alla
libertà attraverso una metodologia scolare, tesa a creare le
condizioni che consentano alla persona di aprirsi e rapportarsi
alla realtà." Era partendo da queste considerazioni,
sviluppando un percorso culturale avviato da anni, che la nostra
associazione aveva lanciato all’attenzione dell’opinione
pubblica il tema della "scuola della società civile".
Si voleva cioè indicare l’esigenza del superamento di una
certa estraneità fra scuola e società, che "solo una
reale autonomia della scuola e dei soggetti che la animano e
promuovono, una effettiva libertà di scelta educativa e la
collocazione della scuola italiana in chiave europea
permetteranno un miglioramento complessivo della offerta
educativa e formativa."
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Santolini:
«Famiglia sotto attacco. Che sfida»
di Luisa
Santolini*
La famiglia è tornata alla
ribalta del dibattito sociale e politico e questo, dopo tanti
anni di silenzio e di oblio, è positivo, ma non possiamo non
constatare con grande preoccupazione che da qualche tempo, con
sempre maggiore virulenza, la famiglia sia sotto attacco. La
famiglia viene percepita sempre più come un fatto privato, la
famiglia viene considerata un fatto culturale che cambia secondo
le diverse mentalità, ed il risultato di questa operazione
mistificante è che si fa passare per famiglia quello che
famiglia non è. La famiglia è "una società naturale
fondata sul matrimonio" (Art.29 Cost.), è un patto
pubblico stipulato tra un uomo e una donna che si assumono di
fronte alla collettività dei doveri reciproci. Si confonde la
famiglia con le convivenze e si pretende di chiamare famiglia
scelte di vita che non hanno "la sostanza" dell'essere
famiglia. Il vero grande problema della famiglia oggi in Italia
è soprattutto culturale ed è cruciale superare un approccio
alla famiglia che non solo la rende e la renderà sempre più
marginale e ininfluente nel dibattito sulle grandi sfide del
domani, ma nega alla radice la verità della famiglia. Detto
questo e a causa di questo, la famiglia continuerà ad essere
penalizzata proprio perché si evita di sottolineare quanto essa
sia indispensabile alla società. Troppo spesso e ingiustamente
vengono messi in risalto solo i suoi bisogni e le sue
difficoltà, dimenticando di evidenziare la sua grande valenza
sociale, la sua decisiva importanza in un sistema di welfare
sempre più insufficiente, il suo decisivo ruolo nella
educazione e nei servizi alla persona che la rendono un
insostituibile "capitale sociale". Parlando di
famiglia non si può non parlare della vita e degli attacchi che
anch'essa subisce. L'indiscusso e storico successo dei
referendum sulla procreazione assistita non ci deve illudere: i
nostri avversari non sono disposti a riconoscere di essere
lontani dalla sensibilità e dai valori del popolo italiano.
Siamo solo agli inizi di una battaglia a cui non possiamo
sottrarci. Davanti alla proposta dell'eutanasia anche ai
bambini, davanti alla sperimentazione selvaggia della pillola
RU486, davanti al rifiuto di dialogare per la puntuale
applicazione della legge 194 per quanto riguarda la prevenzione,
davanti alla proposta di rivedere la legge sulla fecondazione
assistita e di avviare la sperimentazione sugli embrioni umani,
dobbiamo seriamente interrogarci sul tipo di società che
prepariamo ai nostri figli e sul tipo di civiltà che
consegneremo alle future generazioni. L'esito di questa sfida
che non possiamo non raccogliere dipende da ciascuno di noi,
dalla nostra capacità di coniugare fede e vita, fede e cultura,
fede e ragione.
*Presidente
Forum associazioni famigliari
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lutto
Pedagogista, è
stato un amico prezioso per l'AGeSC.
Suo il contributo alla stesura del piano di formazione dei
genitori
Ai
genitori l'eredità di Bocca
Domenica 22 gennaio ha raggiunto la casa del Padre il
professor Giorgio Bocca: docente di Pedagogia generale presso l’Università
Cattolica di Milano e la Libera Università di Bolzano, è stato
per l’AGeSC un amico "prezioso", che ha messo al
servizio dell’Associazione la sua professionalità per la
stesura, l’avvio e il coordinamento del Piano di formazione
dei genitori. Pubblichiamo una sintesi di un suo contributo.
Il coinvolgimento e la formazione dei genitori costituisce
oggi un tema essenziale nel quadro del progetto di riforma della
scuola.
L’impostazione dell’istruzione sulla base di profili
terminali, l’autonomia e, il POF di ogni singola scuola
portano all’esigenza di pattuire fra scuola e genitori un vero
e proprio ‘contratto formativo’. Tutto questo finisce per
spostare radicalmente la logica della relazione scuola-genitori
dalla mera azione di collaborazione e di gestione dei processi
educazionali, così come delineata in sede di organi collegiali,
verso forme di partecipazione fra soggetti educativi autonomi ed
in grado di concorrere, ciascuno per la sua potenzialità alla
delineazione di percorsi di istruzione educativa.
Molte famiglie, non educate ad educare i figli, si trovano in
seria difficoltà a prospettare una propria progettualità,
quando anche non si sentono in grado di assumersi un tale
impegno oneroso, visto come improprio e pesante. Neppure la
scuola, luogo di istruzione educativa in età evolutiva, appare
attrezzata per svolgere un sostegno attivo ai genitori nello
svolgimento del loro ruolo, se non finendo per replicare
dinamiche scolastiche per adulti (scuola genitori).
E’ compito dei genitori stessi, secondo una corretta
applicazione del principio di sussidiarietà, organizzarsi al
fine di procedere alla propria auto-educazione. Spetta alla
scuola, semmai, favorire e sostenere tale processo.
La nostra ipotesi si orienta decisamente, e ben oltre la
varie forme di partenariato fondate su ‘cose’ da fare, in
direzione del delinearsi di esperienze in grado di incidere
sulla consapevolezza educativa dei genitori e delle famiglie;
aprendo quindi uno spazio interessante di ‘educazione
permanente degli adulti’. A questo fine è necessaria una
collaborazione della scuola con l’associazionismo genitoriale,
per l’indispensabile sostegno alla famiglia così da indurla a
riscoprire le proprie innate capacità educative, ponendole al
servizio di un comune progetto educativo.
I genitori sono naturalmente educatori, tale è la loro
natura che non dipende certo dal grado di cultura dei singoli,
sì che tutti sono in grado di ‘educare’ i figli: ciò
significa che bisogna risvegliare e potenziare tale capacità
innata procedendo semmai ad ‘educarla’ e non a sostituirvisi..
La modalità più efficace per realizzare questo percorso
educativo dei genitori pare essere la costruzione per loro di
veri e propri "percorsi" di formazione.
Nel percorso accennato è centrale il ruolo dell’associazionismo
dei genitori: è infatti indispensabile che un gruppo di
genitori si faccia carico di questa azione educativa nei
confronti di altri genitori, azione che non sarebbe possibile
alla scuola in quanto tale, poiché dotata di competenze e
modalità di azione che rivelano la propria fecondità solo
procedendo dal ‘patto educativo’, ma assolutamente non in
grado di operare prima della sua stipula consapevole da parte
della famiglia.
*Lutto
per l’Agesc di Belluno
L’Agesc è vicina alla famiglia di Rita Tormen Capraio che è
deceduta nei giorni scorsi dopo lunga e dolorosa malattia. Rita,
che anche nella sofferenza ha testimoniato passione educativa e
impegno per l’Agesc, è stata per noi tutti un grande esempio.
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