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28 aprile 2006

Sommario

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intervista
Secondo Maria Grazia Colombo esprimere la propria identità, «dire con determinazione ciò che siamo e cosa vogliamo, in modo preciso, deciso e chiaro». E ancora: «Siamo un'associazione ecclesiale e questo non rappresenta un limite, ma un contributo critico e intelligente per tutte le questioni che affrontiamo»
«Un'AGeSC che parli forte e chiaro»

Valerio Lessi

Maria Grazia Colombo è da poco più di un mese presidente nazionale dell’Agesc. È stato un mese di incontri, contatti, riflessioni. "La parola che più mi ritorna in mente – racconta – è la parola identità. Sono convinta che in questo momento storico abbiamo un compito importante di testimonianza. l'AGeSC è chiamata ad essere ciò che è. Siamo chiamati a dire con determinazione ciò che siamo e cosa vogliamo, in modo preciso, deciso e chiaro. È la condizione per incontrare tutti, per essere al servizio di tutti."

Parliamo di identità: ma cosa significa "identità"? a che cosa fa riferimento?
"E’ l’espressione della nostra appartenenza alla Chiesa. Siamo un’associazione ecclesiale e questo non rappresenta un limite, ma un contributo critico e intelligente per tutte le questioni che affrontiamo o incontriamo, come la riforma della scuola, la libertà d’educazione, tutti gli aspetti del tema educazione. È questa appartenenza che ci rende forti e precisi; è un’appartenenza che ci accompagna, che è una compagnia al nostro cammino. È il punto che ci qualifica, che ci fa incontrare tutti in modo creativo, che ci permette di essere presenti in modo intelligente, che ci consente di lavorare con gratuità."

Nel contesto attuale l’affermazione dell’identità viene vista come una chiusura, come una mancanza di dialogo con gli altri. Non è così?
"L’identità è per un servizio a tutti. È esattamente l’opposto di quanto sostengono quanti ci criticano. L’identità non è un fatto privato, come ripete in continuazione Papa Benedetto XVI"

L’altra grande questione che rimane sul tappeto è la libertà d’educazione. Qual è il suo pensiero in proposito?
"A me piace sottolineare che è una libertà per la persona. Conquistare la libertà significa conquistare la grandezza di una persona. Significa attivare la responsabilità di ognuno. In Italia ci manca questa esperienza, si pensa ancora che la libertà d’educazione sia un privilegio per alcuni. Invece la libertà d’educazione è un’occasione per la persona. Non averla è un di meno per tutti, non solo per la scuola cattolica. È un valore per tutti, specialmente per i cattolici, anche quelli che non si avvalgono della scuola cattolica."

La sua insistenza è quindi sulla libertà d’educazione come maggiore libertà per tutti?
"Certo, se è una libertà per la persona, non è escluso nessuno. Bisogna far cresce questa coscienza fra di noi, e destare anche il desiderio e la curiosità negli altri. Vedo che anche chi è contrario, di fronte a queste considerazioni poi si ricrede."

Questa coscienza deve crescere anche nella comunità ecclesiale?
"Sì, bisogna lavorare anche dentro la Chiesa Non bisogna mai dare per scontato di essere cattolici. Il tema della libertà d’educazione va affermato non solo con chi non la pensa come noi, ma anche dentro la Chiesa. È una carità grande che dobbiamo donarci gli uni agli altri. Da sempre la Chiesa, attraverso il proprio Magistero, afferma la libertà di educazione e l’importanza della presenza della scuola cattolica. Nonostante ciò, l’identità cristiana sembra non essere un criterio di giudizio con cui affrontare tutto, anche la questione dell’educazione dei figli."

Quindi?
"Ognuno di noi deve tornare ad essere missionario. Le scuole cattoliche sono una grande occasione di missione nei confronti dei giovani. L’esperienza della nostra associazione deve avere questa dimensione missionaria."


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10 idee per il governo

In vista della costituzione del nuovo Governo e dell’insediamento del futuro Ministro dell’Istruzione l’Agesc ha inteso individuare in un decalogo le priorità per le quali chiede che il Governo ed il Parlamento si adoperino concretamente.

  1. realizzare le condizioni per una effettiva libertà di scelta educativa, anche dal punto di vista economico;
  2. incrementare l’entità degli interventi finanziari a favore delle famiglie i cui figli frequentano le scuole paritarie;
  3. tutelare un fondamentale diritto soggettivo degli studenti disabili realizzando le condizioni per il loro accoglimento nelle scuole paritarie, mediante l’incremento delle risorse allo scopo annualmente stanziate in Finanziaria;
  4. innalzare le risorse destinate alle scuole paritarie, che sono parte del sistema nazionale di istruzione, così da consentire il proseguimento del servizio pubblico da loro svolto;
  5. migliorare la qualità del sistema scolastico attraverso l’autonomia responsabile delle istituzioni scolastiche (che non è autoreferenza) che implica anche l’istituzione di meccanismi di valutazione con cui "rendere conto" ("accountability") dell’efficacia ed efficienza del servizio da loro svolto;
  6. snellire il burocraticismo ministeriale indirizzando il ruolo dell’Amministrazione nell’ottica di una azione perequativa a sostegno delle istituzioni scolastiche;
  7. realizzare una scuola della società civile, una scuola cioè espressione dei soggetti che la compongono e realizzano (dirigente scolastico, docenti, personale amministrativo, genitori, studenti), radicata nella comunità civile in cui opera e di cui si fa capace di rispondere all’istanza formativa attesa;
  8. promuovere e sostenere la soggettività dei genitori nella scuola, attraverso la realizzazione del patto educativo tra famiglia e scuola, realizzando con questo fine la riforma degli organi collegiali;
  9. portare a compimento il percorso di riforma della scuola avviato in questi anni, senza ulteriori stravolgimenti legislativi ed intervenendo, per i correttivi che si dovessero rendere necessari, con provvedimenti di carattere normativo;
  10. attuare la pari dignità del percorso di istruzione e formazione professionale, evitando "passi indietro" con l’obbligo scolastico fino a sedici anni, rafforzando viceversa l’obbligo formativo fino a diciotto anni.

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l'intervento
Il Vicepresidente Roberto Gontero alle Figlie di Maria Ausiliatrice:
decisiva la presenza di una comunità educante
Libertà d'educare, impegno comune

Si è svolta a Torino  sabato 24 Aprile la grande festa per la ricorrenza del 125° anniversario della morte di Madre Mazzarello, fondatrice dell'ordine delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Riportiamo alcuni passaggi del messaggio di saluto che il Vicepresidente nazionale dell'Agesc, Roberto Gontero, ha rivolto nell’occasione alla Madre Generale delle FMA, Madre Antonia Colombo, che ha trovato piena rispondenza, nei contenuti e negli obiettivi, nell'intervento conclusivo della Madre Generale.
Sono orgoglioso di poter esprimere a nome di tutte le famiglie e delle associazioni del mondo della scuola cattolica il saluto affettuoso a tutti voi presenti ed alla Madre Generale.
Nei momenti formativi con le famiglie verifichiamo sempre più concretamente la grande emergenza dell’educazione che esiste oggi nella nostra società.
Siamo tutti molto preoccupati di questo, eppure siamo convinti, e vogliamo testimoniarlo, che educare è ancora  possibile ed è una responsabilità di tutti.
Dobbiamo richiamarci come educatori alla necessità di formarci come maestri, capaci di consegnare alla libertà dei ragazzi "la tradizione" ed accompagnarli in una verifica che dia ragione di ciò che si è insegnato.
Occorre essere maestri capaci di insegnare con la vita a stimare e ad amare se stessi e le cose.
La famiglia è la prima responsabile dell'educazione dei figli: è un'esperienza originaria, naturale, seppur con tutti i limiti, le fatiche e le difficoltà che conosciamo. Nonostante tutti gli attacchi più o meno subdoli cui è oggi sottoposta, la famiglia rimane il pilastro fondamentale della società.

Ma non si può educare da soli. Nel mondo globalizzato e multiculturale è decisiva la presenza di una comunità educante, che cura la convergenza degli interventi educativi, per dare risposta ai bisogni profondi delle giovani generazioni.
Tutto questo si ritrova in quanto da Lei sostenuto, Madre Antonia: La sfida del dialogo richiede  di educarsi all'incontro e all'accoglienza in atteggiamento di reciprocità. Esige un rapporto critico e propositivo con il territorio. In tal modo la comunità educante diviene ambiente che educa  e si educa, spazio per la crescita umana, la maturazione della esperienza religiosa, il dono di sè, la corresponsabilità nella Missione. Crescere personalmente e comunitariamente in umanità è condizione per comunicare l'amore alla vita.


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intervento
Mion:«Genitori uniti e meno soli»

"Penso che la missione dell’Agesc nella Chiesa e nella società sia quella di affermare e difendere valori come la vita, la famiglia, l’educazione. Dai primi contatti avuti coi membri dell’associazione, ho constatato che c’è una viva coscienza dell’urgenza di comunicare la fede nella scuola, nella famiglia, nella società. I genitori sono i primi comunicatori per i loro figli dei valori prima indicati, e lo fanno in collaborazione con la scuola, vista non come semplice istruzione ma come educazione."

Parole di don Renato Mion, dal mese scorso assistente ecclesiastico dell’Agesc. Sacerdote della comunità di don Bosco, insegna sociologia dell’educazione alla Pontificia Università Salesiana, dove è stato anche direttore dell’Osservatorio della Gioventù. "Sono rimasto sorpreso da questa nomina, - osserva - anche se ho offerto subito la mia disponibilità, con la consapevolezza che si tratta di una responsabilità impegnativa. Sono stato accolto con simpatia e amicizia e questo mi ha incoraggiato. Entro in un’associazione che ha una lunga storia ma poiché il tema di fondo è quello del rapporto fra genitori e scuola, mi sento a mio agio."

L’Agesc è appunto un’associazione di genitori: è importante che i genitori si mettano insieme?
"L’associazionismo fra genitori è un valore fondamentale. In una società frammentata come l’attuale, se la famiglia resta isolata non ha possibilità di fare valere le proprie esigenze o ottenere la risoluzione di determinati problemi. L’associazionismo in campo educativo, inoltre, è lo spazio più attuale per far sentire la voce dei genitori a chi deve prendere le decisioni. È poi importante che un’associazione sia in rete con le altre, in modo da aumentare la capacità di farsi ascoltare."

L’Agesc riunisce i genitori della scuola cattolica. È un momento difficile per queste scuole?
"Sì, è un momento difficile, però vorrei innanzitutto osservare che in una società così variegata e pluralista, è importante che esista un luogo, un nucleo fondamentale, a cui i genitori possano aderire per l’educazione dei loro figli. Nella pluralità delle scelte educative oggi presenti nella società, la presenza della scuola cattolica è un’offerta preziosa, irrinunciabile. Certo, le difficoltà non mancano, nessuno le nasconde. Anche se si sono affermate iniziative di sostegno come i buoni scuola in alcune regioni o è stata affermata per le legge la parità giuridica, la libertà di scelta dei genitori sarà piena solo quando avrà anche il sostegno economico. Siamo in una società che afferma la libertà in ogni campo, perché deve essere negata proprio nella scuola? Ho visto che in questi anni l’Agesc si è battuta con vigore per questi principi, è stata presente con efficacia nel dibattito pubblico facendo sentire la voce dei genitori. Credo che l’Agesc debba continuare questa presenza attiva per affermare il diritto alla libertà di scelta educativa."


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Con il 5 per mille una mano
all'attività dell'Associazione

Quest’anno CUD, 730, UNICO permettono di destinare il 5 per mille delle imposte a sostegno del volontariato. Anche l’AGeSC è iscritta fra le Associazioni che possono ricevere direttamente dai cittadini questo sostegno.

Sottoscrivere il 5 per mille a favore dell’AGeSC non comporta nessun aggravio di imposta. Questa scelta inoltre si aggiunge a quella a favore della Chiesa con l’8 per mille.

Come devi fare?

Firma la prima sezione ("Sostegno del volontariato…")

Indica il codice fiscale dell’Agesc: 04548200155


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