Le pagine A.Ge.S.C. su "Avvenire"
26 maggio 2006
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In
un momento di transizione politica, l'AGeSC chiede al nuovo
esecutivo il massimo dell'attenzione, avendo come orizzonte
ultimo il bene dei giovani.
Ma ci sono brutti segnali
E'
emergenza educazione
Un
anno scolastico sta terminando, un nuovo governo è appena
insediato. È il momento giusto per sottolineare alcuni punti
che ci stanno a cuore. Lo ha fatto il Consiglio Nazionale dell’AGeSC
con la nota diffusa dopo la riunione ad inizio maggio. C’è un’emergenza
del Paese di cui pochi parlano ma drammaticamente reale: quella
dell’educazione. Solo attraverso l’educazione si
costruiscono la persona e la società, solo attraverso l’educazione
si creano le condizioni per la crescita della società civile,
dell’economia, della democrazia. In questo momento di
transizione politica, segnato dalle elezioni e dal passaggio di
governo, all’AGeSC interessa soprattutto rimarcare la propria
identità di persone libere che hanno posto al centro dell’azione
l’educazione dei propri figli. Per questa priorità, chiedono
al potere politico – da chiunque rappresentato – il massimo
d’attenzione, avendo come orizzonte ultimo il bene dei
giovani. Sarebbe davvero negativo che sulla scuola e sull’educazione
si attivassero scontri polemici fini a se stessi.
"La situazione di sostanziale equilibrio
fra i due schieramenti - ha osservato il Consiglio Nazionale -
impone che la maggioranza, seppur estremamente
"risicata", eserciti la sua responsabilità di
governo, ricercando tuttavia, di volta in volta, le necessarie
convergenze con l’opposizione, per evitare una situazione di
"empasse", e a favore del bene comune".
Ci sono segnali che paiono andare in un’altra
direzione. Ad esempio le iniziative in atto in diverse Regioni
dove, a seguito del cambio di maggioranza, si stanno modificando
in senso peggiorativo le leggi sul diritto allo studio,
limitando ulteriormente la libertà di scelta educativa delle
famiglie. Ulteriori preoccupazioni derivano dall’uso
fuorviante dei termini: c’è chi continua a parlare di scuola
privata contrapposta a scuola pubblica (che sarebbe solo quella
statale) quando per legge dello Stato sono scuole del servizio
nazionale d’istruzione sia quelle statali che quelle
paritarie.
Intervenendo all’assemblea della Fidae, il
presidente nazionale dell’AGeSC, Maria Grazia Colombo, ha
osservato: "Accanto ad un’Italia che cambia, resta un’Italia
che al solo sentir parlare di libertà d’educazione e al solo
pensiero che un simile diritto possa diffondersi sino a
diventare condizione comune valida per tutti, reagisce". E’
una mentalità che ha origini lontane: "Da lontano proviene
il monopolio statale dell’educazione: cioè il controllo sulla
formazione della cultura e delle convinzioni dei cittadini. C’è
chi trema al solo pensiero di perdere questo potere, perché di
potere si tratta".
Per l’AGeSC è ancora il momento dell’impegno
e della testimonianza. Si profila anzi la necessità che la
società civile assuma un’ulteriore corresponsabilità,
integrativa della stessa dialettica parlamentare, per evitare il
blocco dell’intero sistema politico.
L’AGeSC si prefigge di continuare ogni
iniziativa per riaffermare la centralità dell’educazione e
realizzare le condizioni per un’effettiva libertà di scelta
educativa.
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«Necessario
coinvolgere i genitori»
L’Ufficio
Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, ha edito il volume
"Genitori nella
scuola della società civile", pubblicato dalla casa
editrice Tecnodid di Napoli. Al curatore Stefano Versari,
dirigente del Ministero dell’Istruzione presso la Direzione
Generale per l’Emilia-Romagna, abbiamo rivolto alcune domande
sul libro.
Innanzitutto,
perché questo libro?
In questo triennio, d’intesa con la Direzione Generale per
lo studente, sono state avviate una serie di ricerche sul
terreno del rapporto Genitori e scuola, con la
collaborazione delle Università Salesiana di Roma e Cattolica
di Milano. Il volume presenta queste ricerche integrandole con
ulteriori qualificati apporti. Ne risulta una innovativa serie
di materiali, che poniamo nelle mani di coloro che tante
positive esperienze hanno sviluppato - scuole ed associazioni
dei genitori -, come contributo per "guardare avanti".
Cosa significa scuola della società
civile?
L’idea nasce da quella di scuola della comunità,
introdotta negli ordinamenti negli anni settanta con gli Organi
Collegiali, rinnovata alla luce dei principi costituzionali di sussidiarietà
e di autonomia delle istituzioni scolastiche. In sostanza
è una scuola che pone come fondante il ruolo dei soggetti
naturali dell’educazione; una scuola che valorizza e riconosce
come protagonisti la società civile e i corpi intermedi che ne
costituiscono la ricchezza e l’originalità, in primo luogo la
famiglia.
La scuola della società civile è
scuola statale o paritaria?
E’ una modalità rinnovata di fare scuola, indipendente
dalla titolarità gestionale, che può essere statale o degli
enti territoriali o privata. La scuola della società civile
è una scuola che ha compreso il profondo significato dell’autonomia,
divenendo espressione dei soggetti che la realizzano (dirigente
scolastico, docenti, personale amministrativo, genitori,
studenti), radicandosi nella comunità civile in cui opera e
facendosi capace di rispondere all’istanza formativa da questa
attesa.
Quando nasce questa idea di scuola?
Fra i "padri" dell’idea possiamo certamente
annoverare negli anni settanta Gianni Rodari ed Ernesto Balducci;
questi indicava come percorso risolutivo della crisi della
capacità educativa della scuola: a) la promozione di entrambe
le funzioni della scuola, ovvero la trasmissione del sapere e la
funzione educativa, l’educazione critica del ragazzo; b) l’assegnazione
allo Stato della funzione di garante del sistema scolastico
(norme generali e valutazione del sistema scolastico) ed ai
soggetti della scuola ed alla comunità civile la
responsabilità educativa, che si realizza come incontro di
persone. In sostanza occorre che la scuola benefici dell’apporto
dei genitori e della comunità civile, realizzando così la tesi
milaniana sui rapporti che dovrebbero correre tra scuola e
società concreta.
Quali sono i possibili apporti dei genitori
nella scuola?
Sono molteplici, fra questi evidenzio l’apporto di capitale
sociale. E’ scientificamente dimostrato (ad esempio nel
contrasto al disagio ed alla dispersione) che una maggiore presenza
dei genitori nel processo istituzionale ed educativo determina
una maggiore qualità del servizio di istruzione. Inoltre, la
presenza dei genitori evita il rischio di autoreferenza della
scuola autonoma, chiamata a "rendere conto" del
servizio educativo offerto. Insomma, come recita un proverbio
africano, "ci vuole un villaggio per crescere un bambino",
ci vuole cioè il coinvolgimento dei genitori e della comunità,
la società civile, per realizzare l’azione educativa della
scuola.
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Il
cinque per mille?
Scelta di libertà
L'Associazione
Genitori Scuole Cattoliche (Agesc) si è iscritta tra i soggetti
nazionali destinatari del 5 per mille delle imposte sulle
persone fisiche come A.Ge.S.C. Associazione Genitori Scuole (C.F.
04548200155)
Quest’anno puoi decidere di destinare il 5 per mille delle
imposte a sostegno del volontariato, utilizzando i modelli della
dichiarazione dei redditi CUD 2006, 730/1 bis redditi 2005,
UNICO persone fisiche 2006.
La destinazione del 5 per mille è una scelta soggettiva, che
non incide sul reddito delle persone. E’ una quota delle
proprie imposte, comunque dovute. Inoltre non è alternativa all’8
per mille.
L’Associazione Genitori Scuole Cattoliche
è tra gli enti riconosciuti dall’Agenzia delle Entrate per
poter beneficiare del 5 per mille delle imposte pagate da
ciascun contribuente a sostegno delle organizzazioni non profit.
In questo modo le organizzazioni riconosciute possono ricevere
direttamente dai cittadini questo sostegno.
Sottoscrivi il 5 per mille a favore dell’AGeSC:
- per dare maggior impulso alla nostra azione
culturale a favore della famiglia e dell’educazione;
- per sostenere l’azione dell’Associazione
a favore della libertà di educazione e di una parità
scolastica pienamente riconosciuta nel nostro Paese, perché sia
finalmente garantita l’effettiva libertà di scelta dei
genitori del percorso formativo dei figli, senza discriminazioni
di carattere economico, tra le scuole che fanno parte del
sistema pubblico nazionale di istruzione e formazione, statali e
paritarie.
Si può decidere di destinare il 5 per mille utilizzando i
modelli di dichiarazione: CUD 2006, 730/1 bis redditi 2005,
UNICO persone fisiche 2006.La firma sui modelli della
dichiarazione dei redditi (CUD, 730, UNICO) per il 5 per mille
non comporta nessun aggravio di imposta per il contribuente.
Questa scelta inoltre si aggiunge a quella a favore della Chiesa
Cattolica con l’8 per mille.
Come devi fare? Per destinare il 5 per mille all’Agesc è
indispensabile firmare nella casella ‘Volontariato’
e scrivere il Codice Fiscale dell’Agesc: 04548200155
Non ti costa nulla.
E' solo un'ulteriore possibilità di
destinare parte delle tasse che già paghi e ti permette di
sostenere l'Agesc e consentire all’Associazione di perseguire
le sue finalità di promozione dell'educazione, della famiglia
e della scuola cattolica e formazione professionale di
ispirazione cristiana.
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intervento
Il «Codice
da Vinci» Nel film i difetti del libro
Il film, uscito in contemporanea mondiale dopo tanta attesa e
animate discussioni, ricalca fedelmente il libro da cui è
tratto ma così facendo ne evidenzia i difetti originali.
Il libro infatti, se da una parte risulta essere un thriller ben
congegnato, dall'altra presenta dei personaggi privi di
qualsiasi profondità. Fa impressione vedere un attore del
calibro di Tom Hanks assumere, nell'arco di due ore e
mezza di spettacolo, al massimo due espressioni:
sorpresa quando si trova con una pistola puntata alla tempia o
massima concentrazione quando deve risolvere l'indovinello
di turno. Nel caso dell'albino Silas, il frate (?) che già
nella pagina scritta risultava essere un personaggio
difficilmente sostenibile per il suo ipocrita alternare omicidi
ad autoflagellazioni davanti al crocifisso, gli autori si sono
divertiti a calcare i toni: nessun dettaglio sanguinoso ci viene
risparmiato su come si indossa un cilicio pieno di punte
aguzze. Mentre la storia segue abbastanza sbrigativamente
il libro, nulla ci viene risparmiato delle teorie esoteriche,
fantasy-storiche di cui il libro è pieno e la narrazione,
nonostante l'impegno di Ron Howard di animare le scene con
continui movimenti di macchina, subisce lunghe e noiose
pause esplicative.
Se c'è qualcosa di originale nel film è proprio negli
aspetti anticristiani: sia nelle immagini che si riferiscono al
passato (nel cristianesimo dei primi secoli non sono i cristiani
a morire nelle persecuzioni ma sono loro ad assaltare i templi,
uccidere tutti i pagani che capitano a tiro e abbattere gli
antichi monumenti) che nell'aggiunta di scene come questa:
Sophie Neveau (Audrey Tautou) ha avuto ormai conferma
della sua discendenza diretta da Maria Maddalena e da Gesù
Cristo. Entusiasta della novità, prova a mettere il piede in un
piscina per vedere se riesce anche lei a camminare sulle acque:
visto che l'intento fallisce, esclama: "forse mi verrà
meglio tramutare l'acqua in vino!". Aver inserito una
battuta così idiota nel film vuol dire che gli autori,
sicuramente molto attenti alle regole del botteghino, hanno
avuto la certezza si sarebbero trovati davanti a una così
vasta maggioranza di pubblico con opinioni anticristiane
da poterlo considerare complice di una tale vistosa caduta
di tono. Troppo debole è stata l'iniziativa di ipotizzare un
Langton con tradizioni cattoliche che cerca senza molta
convinzione di contrastare le tesi del complotto
millenario di Teabing, così come l'aggiunta di frasi del tipo:
"non sono il Vaticano o l'Opus Dei a cospirare, ma solo
alcune persone che si nascondono fra le più alte cariche della
Chiesa" o l'inserimento della dicitura " Ogni
riferimento a fatti e persone reali è puramente.." che
appare dopo tutti i titoli di coda, quando buona parte del
pubblico ha già abbandonato la sala.
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