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29 settembre 2006

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La presidente nazionale dell'Agesc, Maria Grazia Colombo, ha scritto una lettera aperta al ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni
"Nella Finanziaria spazio alla parità"

Di Maria Grazia Colombo* 

Stimatissimo Signor Ministro,
siamo all'inizio di un nuovo anno scolastico. La nostra Associazione ha avuto modo di esaminare lo sviluppo della situazione della scuola italiana, così come delineata nelle note e nelle circolari ministeriali oltre che nelle dichiarazioni da Lei stesso fatte, e ha preso atto di come Lei, Signor Ministro, abbia sottolineato come valore l'esistenza di un servizio pubblico di istruzione, formato da scuole statali e scuole paritarie. Le chiedo - concordando con quanto detto - a nome e per conto dei nostri associati, che non solo venga mantenuto nella prossima Finanziaria, come da Lei stesso più volte ribadito, il medesimo finanziamento alle scuole paritarie dello scorso anno (532 milioni di euro), ma che esso venga incrementato proprio per attuare la legge sulla parità n° 62/2000, promossa dal Governo di centro-sinistra presieduto dall'on. D'Alema, e per dare seguito concreto a molteplici dichiarazioni in tal senso di esponenti della maggioranza.
Per sostenere la libertà di scelta delle famiglie - anch'essa da Lei riconosciuta - occorre, inoltre, confermare anche per questo anno scolastico, il contributo statale alle famiglie che scelgono la scuola paritaria, migliorandone l'applicazione rispetto al passato. Inoltre, di fronte alle richieste di collaborazione e di dialogo con i genitori, come Associazione ribadiamo il giudizio negativo su come in questi primi mesi di legislatura si è proceduto nelle modifiche all'attuazione della Legge 53/2003: la scuola non riguarda innanzitutto i sindacati, ma i ragazzi e le loro famiglie, per cui, prima di modificare in modo affrettato ed in base ad accordi sindacali quanto previsto dalla legge e dai decreti attuativi, mettendo in difficoltà le scelte didattiche di molte scuole, è doveroso consultare anche le associazioni dei genitori, dei docenti e la società civile in genere.
Infine, condividiamo la denuncia da Lei fatta alla Camera, secondo la quale "oggi il nostro problema è quello di quel 25% di 14-18enni che alle superiori ci è andato, ma poi le ha abbandonate o ne è stato espulso". E quindi "l'indispensabile recupero della dispersione attraverso azioni didattiche e percorsi capaci di motivare, di assecondare e di valorizzare le propensioni, gli interessi, gli stili di apprendimento, le intelligenze, i talenti di ciascun ragazzo e ragazza". Condividiamo questa sua analisi e questa sua prospettiva operativa, tuttavia non si capisce come questo possa conciliarsi con la proposta di un biennio unitario obbligatorio per tutti i ragazzi nella scuola, quando il successo formativo dei nuovi corsi di formazione professionale in atto in alcune Regioni dimostra che altra è la strada da seguire. Come Associazione ci auguriamo di trovare in Lei, Signor Ministro, attenzione e considerazione a queste osservazioni, e di poter presto dialogare e confrontarci nel merito.
Con cordialità.

* Presidente Nazionale Agesc


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Su tutor e portfolio ritorno al passato

Il primo intervento, di grande rilievo del neo ministro Fioroni è consistito nella sospensione del Decreto ministeriale concernente l'innovazione degli ordinamenti liceali in questo anno scolastico. La scelta parte condivisibile. Il mutamento del Governo aveva interrotto l'iter amministrativo necessario per dare seguito al Decreto del ministro Moratti. Mancavano i tempi per un adeguato avvio del percorso di innovazione. Il problema è capire se così facendo non si voglia bloccare ancora una volta la riforma del secondo settore formativo: quello più necessario. Ma l'attivismo estivo del Ministro non si è fermato qui. Ora con un accordo sindacale (per disapplicare la legge relativamente a tutor, mobilità del personale ed altro ancora), ora con un consiglio (soprassedere dall'applicazione del portfolio) ha introdotto novità che cambiano profondamente il quadro della scuola italiana. Sostanzialmente restaurando lo status-quo precedente. È stata tra l'altro cancellata la figura del tutor. Pensata come riferimento per gli studenti e i genitori. La decisione riguarda però solo gli insegnanti dipendenti dello Stato, quindi nelle scuole paritarie il tutor rimane. O no?
Il tutor era una delle novità che l'Agesc aveva sostenuto, così come l'introduzione delle attività opzionali a scelta dei genitori. Si è pensato bene portare da 27 a 29 le ore settimanali obbligatorie nelle secondarie di I grado (le scuole medie), cancellando così le ore opzionali che ogni scuola poteva introdurre nel proprio Pof.
Addio ad una significativa forma di coinvolgimento dei genitori. Per il portfolio (una sorta di dossier con i fatti salienti del percorso scolastico di un ragazzo), invece, si è suggerito di soprassedere. Ma può una nota ministeriale suggerire di disapplicare un Decreto Legislativo? Saranno contro-riformati ancora una volta gli esami di maturità, nel senso che si ritorna all'antico. La rassegna delle novità riguarda anche la mobilità del personale. È stata disapplicata la norma che, in nome della continuità didattica, aveva tolto la possibilità che il personale scolastico potesse richiedere la mobilità con cadenza annuale. Mobilità annuale, dunque, e valzer delle cattedre sia! Due quesiti si impongono. Il primo: ma a governare la scuola è ancora il governo della Repubblica o quello dei sindacati? Il secondo: ma se torniamo alla scuola di prima vuole dire che tutto andava bene. Ed allora perché il ministro Berlinguer aveva fatto la legge 30 del 2000, se tutto andava bene com'era? Due più due forse non fa più quattro.


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intervento
Così formiamo uomini aperti e liberi che si appassionino a temi sociali e della vita civile
Educare: per noi è uno stile di vita

Di Renato Mion*

L'azione educativa dei genitori mira a fare dell'individuo, chiuso in se stesso, una persona socialmente aperta all'Altro e agli altri, l'uomo dalla "testa ben fatta", capace di organizzare la vita sua e dei suoi consimili secondo obiettivi e scopi di razionalità critica orientata alla sana convivenza civile.
L'educazione quindi non può esimersi dal prendere in considerazione la società stessa. Infatti l'intervento e l'azione educativa non è soltanto di natura psicologica, ma se vuole essere efficace, deve diventare anche "politica", creare cioè nella persona quelle disposizioni e strutture di carattere, capaci di aiutarla a diventare protagonista nella società civile ed ecclesiale. L'educazione in se stessa non è fatta per essere isolata e vissuta nell'intimismo individualistico, ma per preparare soggetti capaci di intervenire nei processi della società e nelle sue dinamiche con strumenti anche politici.
Rilanciare perciò l'impegno educativo all'autentica socialità e quindi anche alla partecipazione politica è oggi doveroso, in nome del vero bene dell'uomo. In questo processo, la famiglia e i genitori sono il soggetto originario, primario e principale che avvia lo sviluppo della personalità dei figli, che viene poi continuato dal sistema formativo (la scuola), che deve poter essere scelto liberamente dalla famiglia a motivo della sua primaria e originaria responsabilità sulla crescita dei propri figli. In questa prospettiva l'Agesc si ritrova nel suo terreno di impegno dove la sua azione socio-politica assume precise caratteristiche.
L'educazione quindi si colora di una prospettiva anche socio-politica, traducendosi in un vero e proprio stile di vita orientato al bene comune sia dei genitori che dei figli. Quali sono i fini dell'Agesc, e quindi anche i nostri, se non la preoccupazione di realizzare un'educazione che sia la continuazione ideale di quella, data dalla famiglia e da essa ancora voluta e scelta per la maturazione integrale dei propri figli?
Però l'educazione deve aiutare a formare e a formarci uomini aperti, che si sentono coinvolti dalle problematiche del sociale. Da più parti oggi viene reclamata una rivalutazione della socialità e una ripresa della politica a tutti i livelli. Se ne percepisce l'importanza proprio quando essa, come oggi, viene a mancare o a degenerare. È necessario quindi anche per noi agire per la coesione del tessuto sociale attraverso il ricupero della politica e di un nuovo ethos che ne qualifichi la rettitudine e l'onestà. In questo progetto l'educazione ha la sua parte fondamentale e il nostro impegno trova nell'Agesc lo spazio per dare alla politica la sua anima.
Ma proprio per questo è necessario che "noi ci appassioniamo alla vita civile". Siamo chiamati a vivere questa nuova autocoscienza, che risponde esplicitamente ad un appello, a cui la Chiesa stessa in vari modi ha sollecitato e sta sollecitando la comunità ecclesiale a rendersene consapevole ed efficacemente operativa. Ricordo solo i suoi ripetuti interventi specialmente dal Concilio Vaticano II, al Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, fino al recente Documento della Congregazione della Dottrina per la Fede (2002) "I cattolici nella vita politica". L'impegno socio-politico, di cui anche l'Agesc si fa carico, per noi cristiani diventa quindi oggi uno spazio della nostra testimonianza visibile davanti agli uomini del nostro tempo, capace di stimolare e sviluppare la coscienza sociale di tutti i credenti, risvegliando in ogni cittadino quella speranza che appassiona alla politica. Non è forse questa la linea su cui si sta movendo l'Agesc, nella sua specificità di intervento con i genitori?

*Assistente Ecclesiastico AGeSC


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Don Calori, un'«avventura» durata 50 anni

In ricordo di un grande educatore e amico dell'Agesc: Carlo Calori (1932-2006), fondatore e rettore del Liceo G. B. Montini e dell'Ismecc di Milano.

Cinquant'anni di insegnamento sono stati per don Carlo Calori una splendida avventura - così lui stesso l'ha definita - iniziata il primo giorno d'ottobre dell'anno 1956. L'insegnamento ha punteggiato il suo sacerdozio e il suo servizio pastorale, con la vita degli Istituti presso i quali ha esercitato la funzione docente e dirigenziale, il tutto arricchito da profonde esperienze di docenza a livello universitario e parauniversitario durate sedici anni. Nel suo impegno culturale e formativo, ha avuto sempre presente la persona che gli stava dinnanzi. L'educazione - diceva - non può essere fine a se stessa, un'attività per l'attività. Ha un contenuto a cui l'attività deve subordinarsi; ha, cioè, l'uomo come soggetto e fine del processo educativo. Metodi, programmi, organizzazione, tecniche educative, tutto questo è senza dubbio importante, ma resta secondario.
Ciò che viene in primo luogo è la verità di cui è testimone l'educatore, il tipo ideale di vita che domina la sua intelligenza e la sua personalità. Solo la persona, infatti, può educare la persona e l'educazione è un incontro personale tra il "tu" dell'educando e il "tu" dell'educatore. A partire da queste considerazioni ha declinato un'educazione possibile nel contesto dell'educazione familiare, dell'insegnamento scolastico e del vivere sociale. Portare all'attenzione aspetti specifici della situazione culturale e della modalità educativa con cui orientare un cammino di crescita dei giovani, e indirizzando la testimonianza degli adulti, inseriti loro malgrado in un contesto superficiale e frammentario, è stata la sua azione pastorale, educativa e missionaria, tesa a far comprendere che non si costruirà nessuna società a misura d'uomo se non si addiverrà a politiche più opportune, se non si prepareranno strutture educative idonee allo scopo, se prima non si costituiranno nuclei familiari in grado di esprimere un atteggiamento aperto e attivo. Così come sosteneva che non si arriverà mai a considerare il problema educativo come primaria emergenza, se non si articoleranno possibilità scolastiche fondate sulla libera iniziativa e sulla libera scelta, dove ognuno potrà sentirsi artefice della propria formazione e della propria crescita morale e spirituale. Questo è il richiamo e la testimonianza di mons. Calori che rappresentano ancora oggi un obiettivo ed un riferimento.


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