Le pagine A.Ge.S.C. su "Avvenire"
23 febbraio 2007
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Colombo:
«Per educare rivalutiamo la famiglia»
A
breve il libro bianco sui primi mesi di governo della scuola
l'auspicio è che si inizi a prestare ascolto anche ai
genitori
Maria Grazia
Colombo*
L’AGeSC
si è sempre posta l’obiettivo, in questo defaticante decennio
di riforme della scuola (ed a volte "sulla scuola"),
di esprimere il proprio giudizio critico sulle proposte che il
legislatore ha via via elaborato. Con una chiave di lettura
particolare, quella dei genitori. Il Libro Bianco sui
primi mesi di governo della scuola del Ministro Fioroni, che tra
breve pubblicheremo. si colloca in continuità con questo sforzo
associativo: chiarire i termini della questione ed esprimere il
giudizio dell’AGeSC.
L’AGeSC valuta
le azioni legislative e normative in relazione a quelli che sono
gli snodi centrali della propria anima associativa: la
centralità della famiglia come soggetto originario e primario
dell’educazione; la funzione sussidiaria che la scuola deve
avere nei confronti della famiglia; la necessità di riconoscere
e valorizzare concretamente il patrimonio educativo e formativo
della scuola cattolica e della formazione professionale di
ispirazione cristiana.
L’AGeSC è
statutariamente apartitica. E sempre ha inteso, gelosamente,
conservare questa specificità. Questo ha consentito all’AGeSC
di esprimere il proprio pensiero senza condizionamenti
partitici. Rispettiamo le istituzioni e la politica, perché la
loro missione è al servizio del bene comune. Per questo
riteniamo essenziale il contributo di voci associative libere
– quale quella dell’AGeSC - che siano espressione di istanze
sociali condivise. Queste voci costituiscono l’antidoto al
rischio dell’autoreferenzialità della politica.
L’AGeSC in
questi mesi ha guardato con preoccupazione al turbinio di
provvedimenti che si sono in modo repentino abbattuti sulla
scuola italiana. L’impressione è che i più abbiano perso il
filo del discorso di quanto sta accadendo. O quanto meno che i
genitori non siano stati messi in condizione di comprendere in
misura adeguata quanto si sta realizzando in termini legislativi
e normativi. Da questa considerazione è nata l’esigenza di
fornire uno strumento che aiutasse i genitori a
"leggere" i mutamenti in atto. Si è perciò scelto di
realizzare questa sorta di instant book che, come tale,
risente dei pregi e dei difetti dello strumento: non consente
analisi eccessivamente approfondite; realizza però le
condizioni per offrire chiavi di lettura in tempi
sufficientemente rapidi.
Per quanto ci
riguarda, riteniamo necessarie tre sottolineature:
- i numerosi provvedimenti sulla
scuola assunti in questi mesi hanno mortificato i genitori
nella propria corresponsabilità educativa, compiendo un
arretramento nel rapporto genitori e scuola. Vanno purtroppo
in questa direzione, ad esempio, gli atti normativi che
hanno sminuito, quando non disapplicato, gli istituti della
funzione tutoriale, del portfolio, delle attività opzionali
e facoltative e la limitazione della mobilità docente. La
stessa legge Finanziaria è stata utilizzata per approvare
una vera e propria riforma della scuola, senza alcun
preventivo coinvolgimento dei soggetti interessati e della
società civile.
- non è stato dato seguito all’impegno
di adottare modalità fluide ed efficaci di ascolto e
confronto mediante processi di condivisione delle scelte. La
scuola appare sempre più dominio incontrastato di volontà
sindacali che esautorano la collettività da un bene
primario quale è il sistema di istruzione e formazione del
Paese.
- la Legge Finanziaria 2007 non
solo non ha incrementato od almeno riconfermato le risorse
destinate al sistema paritario nell’ esercizio finanziario
2006. Addirittura le risorse sono state ridotte di oltre 53
milioni di euro. Ne consegue la probabile prossima
interruzione del servizio pubblico offerto da tante scuole,
specialmente quelle primarie parificate, maggiormente a
rischio di chiusura. Nella medesima Finanziaria non ha
trovato spazio neppure il rifinanziamento del contributo
alle famiglie delle scuole paritarie.
Il giudizio dell’AGeSC
sull’operato del nuovo Esecutivo è dunque negativo. Tuttavia
siamo certi vi siano gli spazi per un miglioramento dell’azione
di Governo. Ciò sarà possibile se si vorrà cominciare
realmente a dare ascolto anche ad istanze solo apparentemente
"deboli", quali quelle dei genitori.
*Presidente
Nazionale AGeSC
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Il
balletto dei libri di testo? Paga papà
Se
l'usato è dell'anno prima
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d’attualità la
questione dei libri di testo e dei costi per le famiglie. I
contenuti dei libri di testo attualmente editi sono coerenti con
le indicazioni nazionali definite con il decreto legislativo n.
59/2004, per il primo ciclo di istruzione. Si tratta di norme
transitorie, tuttavia pienamente in vigore, cui gli editori
hanno fatto riferimento nella predisposizione dei libri di
testo.
Fino a quando
varranno queste indicazioni nazionali? Fino all’emanazione del
regolamento governativo definitivo.
Questo
regolamento è allo studio del Ministro Fioroni e necessita,
comprensibilmente, di un tempo adeguato di elaborazione, per
evitare il rischio dell’improvvisazione e per accogliere i
contributi pedagogici, didattici ed esperienziali derivanti dall’applicazione
delle attuali indicazioni nazionali transitorie. Per questi
motivi il regolamento governativo che supererà le attuali
indicazioni nazionali non sarà pronto in tempo utile per
trovare spazio nei libri di testo del prossimo anno scolastico
2007/08.
Il Ministro
Fioroni (cui va dato atto di un dinamismo politico di rara
levatura) ha però ritenuto di inviare una nota riservata al
presidente dell’Associazione Italiana Editori, Federico Motta,
con cui chiede di "non seguire", nei testi in corso di
stampa per il prossimo anno scolastico, le indicazioni nazionali
attuali e vigenti. E’ certo ben strano si chieda agli editori
di non realizzare "una mera adesione ai vincoli
prescrittivi delle indicazioni nazionali e alla nomenclatura,
talvolta artificiosa in essa presente", quando questa
nomenclatura ed i vincoli prescrittivi costituiscono le norme
generali dell’istruzione di competenza esclusiva dello Stato.
Non interessa qui
entrare nel merito delle attuali indicazioni nazionali e di
quelle che saranno le future (che al momento non è dato di
conoscere). L’errore (per noi grave) è che per la fretta
tutta politica di superare le attuali indicazioni nazionali si
scelga la scorciatoia di sollecitare interventi su libri di
testo che saranno poi ancora da modificare con le prossime
definitive indicazioni nazionali.
La prospettiva è
dunque che il prossimo anno scolastico 2007/08 vi siano libri di
testo diversi da quelli attuali e diversi anche da quelli che si
stamperanno per l’anno scolastico 2008/09 in coerenza con le
future indicazioni nazionali. Tutto questo comporterà ulteriore
confusione e crescita dei costi per le famiglie, che non
potranno acquistare libri usati oramai superati e non potranno
utilizzare per i minori i libri usati in precedenza dai fratelli
maggiori.
Ha senso tutto
ciò? A nostro parere no e si penalizzano ancora una volta i
genitori della scuola italiana.
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Bonus
famiglie: i residui per l'handicap
Di
Marco Fabbri
Nel
2002 l’Agesc ha promosso con il Comitato per la scuola della
società civile un Appello per una nuova politica di welfare a
sostegno di una effettiva libertà di educazione. L’Appello è
stato sottoscritto da personalità della società civile ed
accademici di diverso orientamento. L’iniziativa ha portato
all’approvazione nella Legge Finanziaria 2003 di una norma di
estrema rilevanza, non tanto per la sua incidenza economica,
quanto piuttosto per il principio introdotto. Infatti, l’art.
2 della Legge Finanziaria 2003 ha previsto un contributo alle
famiglie in ragione delle spese sostenute per la frequenza di
scuole paritarie. Con una erogazione complessiva di 90 milioni
di euro per un triennio. Nella Finanziaria 2004 sono poi stati
stanziati, per le medesime finalità, altri 100 milioni di euro
per un triennio. I due finanziamenti sono stati così ripartiti:
a.s. 2003/2004, 30 milioni; a.s. 2004/2005, 50 milioni; a.s.
2005/2006, 70 milioni; a.s. 2006/2007, 40 milioni.
Successivamente,
la Regione Emilia-Romagna ha proposto questione di legittimità
costituzionale relativamente ai contributi della Finanziaria
2004, perché tratti da un capitolo di bilancio di competenza
delle Regioni; la sentenza della Corte ha ritenuto fondata la
questione. Di conseguenza, i finanziamenti sono stati ridotti
significativamente, diventando i seguenti: a.s. 2003/2004, 30
milioni; a.s. 2004/2005, 50 milioni; a.s. 2005/2006, 30 milioni.
La Legge
Finanziaria 2007 non ha previsto il rifinanziamento del
contributo, arrecando grave danno alle famiglie delle scuole
paritarie.
Il contributo per
l’a.s. 2005/06 è pertanto l’ultimo finanziato e, ad oggi,
non è ancora stato corrisposto agli aventi diritto. L’Agesc
ne ha perciò sollecitata l’ erogazione.
Per quanto è
dato di sapere, inoltre, rispetto ai contributi relativi agli
anni scolastici 2003/4 e 2004/5, si sono verificati degli
avanzi, dato che non è stato possibile erogare tutte le somme
impegnate. L’Agesc pertanto chiede che tutte le somme residue,
nel rispetto di quanto previsto dalla legge, siano destinate
alle famiglie i cui figli frequentano scuole paritarie in questo
anno scolastico.
In merito l’Agesc
ha formulato una proposta. È nota la gravissima situazione
delle famiglie con figli con handicap che, volendo scegliere
scuole paritarie, sono costrette a sopportare oneri economici
elevatissimi. Per questo l’Agesc chiede che le risorse residue
siano utilizzate per erogare, con le medesime modalità degli
scorsi anni, contributi diretti alle famiglie con figli
portatori di handicap che nel corrente anno scolastico
frequentano scuole paritarie nell’ambito dell’obbligo di
istruzione.
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intervento
Colasanto
(Forma):
«Corsi professionali il piatto piange»
Valerio Lessi
Coi
provvedimenti varati dal governo in sede di Finanziaria non
viene messa in discussione la formazione professionale di base
come canale attraverso cui assolvere l’obbligo scolastico; il
problema vero sono i finanziamenti dei corsi. È quanto sostiene
Michele Colasanto, presidente di Forma, l’associazione
nazionale che raggruppa gli enti di formazione che si
riconoscono nel magistero sociale della Chiesa e docente all’Università
cattolica del Sacro Cuore.
"Stiamo parlando della
formazione iniziale, – spiega Colasanto – quella prevista
dalla Moratti con il varo dei trienni sperimentali. La
Finanziaria ha elevato a 16 anni l’obbligo di istruzione.
Anche se nella maggioranza che sostiene il governo ci sono
posizioni diverse, alcune delle quali culturalmente contrarie
alla formazione, con le nuove norme resta lo spazio per corsi di
formazione professionale orientati ad una qualifica come
strumento per assolvere l’obbligo. Finita la terza media i
ragazzi avranno due opzioni: o iscriversi a un liceo, un
istituto tecnico od un istituto professionale, o seguire un
corso di formazione. La possibilità rimane anche se ci si
dovrà attrezzare alla luce del biennio unitario. In quale modo
verrà attuato questo sistema? Questo sicuramente sarà oggetto
di discussione con le Regioni che rivendicano la propria
competenza in materia di formazione professionale. Penso che ci
saranno novità soprattutto per i criteri di accreditamento.
Però enti storici, consolidati, attrezzati, come generalmente
sono quelli di ispirazione cristiana, non dovrebbero avere
problemi. Si tratterà forse di introdurre qualche
aggiornamento, specialmente nei curricula, un tema sul quale si
sta discutendo."
Se sulla carta resta valido il
sistema della formazione professionale come modalità di
assolvere l’obbligo, il problema vero da risolvere – segnala
Colasanto – sono i finanziamenti. "Di fatto dovrà
esserci un intervento da parte dello Stato oppure le Regioni
dovranno mettere in campo risorse proprie, perché in questi
anni le Regioni hanno finanziato questi corsi con le risorse del
Fondo Sociale Europeo ed ora questo canale di finanziamento sta
venendo meno. Solo due regioni, Veneto e Lombardia, hanno
attinto di meno dal Fondo Sociale Europeo e quindi sono abituate
a mettere a bilancio proprie risorse." E nel resto d’Italia
cosa succede? "A dire il vero, oltre che in Lombardia e in
Veneto, non dovrebbero esserci problemi neppure in Piemonte,
Liguria, Emilia Romagna e Lazio. Diverso è il discorso delle
regioni del sud dove non ci sono esperienze consolidate nella
formazione professionale. La Sardegna, per esempio, ha liquidato
completamente la formazione professionale e la prevede solo dai
16 anni in su".
Il presidente di Forma sottolinea
infine una esigenza: "Occorre prevedere un percorso di
filiera. È necessario che il nuovo biennio si sviluppi in un
percorso completo, non solo fino al terzo anno, ma prevedendo
anche la possibilità di un quarto anno, in modo che i ragazzi
possano poi accedere alla formazione superiore."
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