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30 marzo 2007

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Un «Libro bianco» per capirci qualcosa

"Per capirci qualcosa", "per non perdere il filo del discorso di quanto sta accadendo". In due affermazioni è racchiuso il senso del "libro bianco" sulle riforme della scuola preparato dall’Agesc e presentato in una conferenza stampa il 7 marzo scorso. È un’iniziativa che parte da un occhio particolare su quanto sta avvenendo nella scuola, un occhio che spesso rischia di essere trascurato da chi è chiamato a prendere decisioni. È l’occhio dei genitori, di coloro ai quali, anche secondo la nostra Costituzione, è affidata la primaria responsabilità educativa.

La presentazione ufficiale del "libro bianco" non esaurisce l’impegno dell’Agesc. Ciò che abbiamo prodotto è uno strumento realizzato dai genitori, rivolto in modo particolare ai genitori. Chiunque può scaricare il testo in pdf dal sito ufficiale dell’Associazione (www.agesc.it). Ma è stato pensato un ulteriore momento di aiuto. Per il prossimo 31 marzo è convocata a livello nazionale una giornata di studio che prevede incontri di approfondimento e di confronto nelle diverse regioni italiane. "È un lavoro urgente è necessario perché – osserva il presidente nazionale Maria Grazia Colombo - l’impressione è che i più abbiano perso il filo del discorso di quanto sta accadendo. O quantomeno che i genitori non siano stati messi in condizione di comprendere in misura adeguata quanto si sta realizzando in termini legislativi e normativi. Da questa considerazione è nata l’esigenza di fornire uno strumento che aiutasse i genitori a "leggere" i mutamenti in atto."

Le reazioni e l’eco al lavoro compiuto dall’Agesc sono state positive, è stato apprezzato il tentativo di far sentire la voce dei genitori. "L’Agesc – sottolinea il presidente Colombo - esercita il proprio giudizio valutando le azioni legislative e normative in relazione a quelli che sono gli snodi centrali della propria anima Associativa: la centralità della famiglia come soggetto originario e primario dell’educazione; la funzione sussidiaria che la scuola deve avere nei confronti della famiglia; la necessità di riconoscere e valorizzare concretamente il patrimonio educativo e formativo della scuola cattolica e della formazione professionale di ispirazione cristiana".

La presentazione del "libro bianco" è stata anche l’occasione per esprimere un giudizio chiaro sullo stato di applicazione della legge 62/2000 che, pur avendo introdotto la parità giuridica delle scuole statali e non statali, non ha realizzato la parità economica. La legge finanziaria 2007 non solo non ha incrementato o almeno riconfermato le risorse destinate al sistema paritario nell’esercizio finanziario 2006, ma addirittura le risorse sono state ridotte di oltre 53 milioni di euro. Ne consegue la probabile prossima interruzione del servizio pubblico offerto da tante scuole, specialmente quelle primarie parificate, maggiormente a rischio di chiusura.

Nella medesima legge finanziaria non ha trovato spazio neppure il rifinanziamento per l’anno scolastico 2006/07 del contributo per la riduzione degli oneri rimasti a carico dei genitori delle scuole paritarie per l’attività educativa. Anzi, nonostante le ripetute assicurazioni, non sono ancora stati liquidati i contributi statali dello scorso anno.


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«Così Fioroni discrimina noi prof paritari»

È una delle discriminazioni denunciate dal "libro bianco" realizzato dall’Agesc sulla recente riforma della scuola. Il ministro Giuseppe Fioroni ha riformato gli esami di Stato al termine della scuola secondaria superiora, introducendo nuovi criteri per la scelta dei membri delle commissioni, criteri che penalizzano pesantemente i docenti delle scuole paritarie. Segnaliamo, su questo fronte, numerose lettere che docenti di scuola paritaria hanno inviato al Ministro dell’Istruzione e per conoscenza al presidente della Repubblica, all’AGesc ed alla Cisl Scuola.

Si prende in esame innanzitutto il criterio di nomina dei presidenti di commissione, che di fatto esclude i dirigenti delle scuole paritarie. Piuttosto che ricorrere a loro, si preferisce chiamare ex dirigenti in pensione anche da tre anni. "Lei crede veramente – scrivono i docenti al Ministro – che i nostri dirigenti siano meno capaci, preparati e che lavorino meno di quelli della scuola statale? Non crediamo che Ella possa pensarlo! Se, malauguratamente, fosse così, la pregheremmo vivamente e sollecitamente di verificare, e avrebbe delle grandi sorprese!".

Ma i criteri di discriminazione non si fermano ai dirigenti. I commissari esterni possono essere scelti solo fra i docenti di scuola statale. L’articolo 15 della legge infatti non li prevede. "Ci scusi, signor ministro – incalzano i docenti nelle loro lettere – ma noi non possiamo accettare questa palese discriminazione anti-costituzionale. È una evidente quanto concreta situazione di "soggezione giuridica" ingiustificata, come se i cosiddetti "statali" avessero una capacità di agire superiore alla nostra, che permette loro di assumersi responsabilità che noi "paritari" non possiamo assumerci, non essendone in grado, come quella di essere nominati commissari esterni in una scuola statale."

"Pensavamo – proseguono i docenti firmatari della lettera – che le affermazioni di superamento della dicotomia tra scuola statale e scuola privata fossero veramente surclassate dal concetto di "scuola pubblica"; invece. A malincuore, sembra proprio che non sia così: vorremmo sbagliarci. Ci auguriamo che tutto ciò non sia frutto di discriminazioni ideologiche o peggio ancora di pregiudizi."

I docenti concludono invitando il Ministro a riesaminare la situazione.

Ma le discriminazioni contenute nella nuova legge sugli esami di Stato non si fermano qui. Le scuole paritarie sono costrette a farsi carico degli oneri spettanti ai propri commissari interni.

Come l’Agesc evidenzia nel "libro bianco" la riforma dell’esame di Stato è in più punti lesiva della dignità della scuola paritaria e dei suoi docenti. I commissari interni svolgono una funzione pubblica, all’interno di una commissione statale, per rilasciare un titolo di studio statale. Viene smentita una prassi, esistita, già in essere prima della legge sulla parità.


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intervento

Insegnanti, tutor, parità, partecipazione: Luisa Ribalzi docente a Genova, apre il dibattito
Quelle quattro partite ancora aperte

Di Luisa Ribalzi

Alla presentazione dei libro bianco è intervenuta la professoressa Luisa Ribalzi, dell’Università di Genova, che ha indicato quattro questioni fondamentali nell’attuale situazione della scuola italiana.

La questione degli insegnanti. Tutti sostengono che la scuola si cambia solo cambiando gli insegnanti, e che i passi su questa via sono una sostanziale riforma del processo di formazione iniziale e in servizio, la modifica radicale dei meccanismi di reclutamento e carriera cui conseguirà un importante miglioramento retributivo, il deciso ridimensionamento del precariato, l’istituzione di un sistema di valutazione. La scuola è oggi quasi impotente rispetto allo staff che ne determina la qualità, ma d’altro canto l’insegnante passa da uno status sociale di servo della gleba a uno di inamovibilità e ingiudicabilità, posizioni entrambe sbagliate. Tuttavia ben poco è stato fatto in questa direzione, e in attesa di vedere come concretamente il ministro si muoverà, mi pare che le famiglie possano far sentire instancabilmente la propria voce. Ad esempio, concordo con l’asserzione del libro bianco che la pratica abolizione degli insegnanti a contratto comporta conseguenze negative di abbattimento della qualità e varietà dell’offerta formativa.

La questione della valutazione – Non si tratta solo di valutare le scuole, gli insegnanti o i livelli di apprendimento degli alunni, su cui bisogna dare atto che qualcosa si sta muovendo: il segnale vero di novità che il ministro potrebbe dare sarebbe quello di introdurre una valutazione delle innovazioni. Il tutor, o il portfolio, o i trienni integrati sperimentali vengono di volta in volta introdotti o aboliti, senza che nessuno si sia chiesto se funzionano o no. Il tutor è di destra o di sinistra? Alle famiglie non importa nulla, vogliono invece capire se serve o no ai loro figli (e il ministro dovrebbe chiedersi se serve o no al miglioramento complessivo dell’efficacia del sistema).

La questione della parità – Prendendo spunto da un’osservazione del libro bianco, mi pare di poter dire con un gioco di parole che in "paritaria" si sente, più che la parità, il "paria". Si chiarisca una volta per tutte se il sistema nazionale di formazione introdotto dalla legge 62/2000 esiste o no: se esiste, il sistema paritario ha pari dignità di quello statale, e va giudicato in base ai suoi risultati e non in base alla sua qualificazione giuridica. Se funziona, va reso disponibile a tutte le famiglie, e non solo a quelle che se lo possono permettere. Se non funziona, ma mi pare difficile da dimostrare, va semplicemente privato del riconoscimento della parità. Ma che ne è delle scuole statali che non funzionano? Vengono pur sempre regolarmente finanziate. Parità vuol dire anche questo… Il Ministro potrebbe farsi promotore di una seria valutazione dei costi e dei benefici di modalità differenti di finanziamento dell’istruzione.

La questione della partecipazione - E’, comprensibilmente, uno degli aspetti a cui le famiglie sono più sensibili, ma non può limitarsi al riconoscimento del loro ruolo attivo e ad un maggiore coinvolgimento nel processo di progettazione, erogazione e valutazione del servizio scolastico. Parlare di partecipazione implica anche una maggiore chiarezza sul ruolo delle Regioni e degli Enti Locali, una estensione del diritto di voice alle associazioni professionali dei docenti e dei dirigenti, così da consentire al ministero una più immediata e completa conoscenza dei processi in atto nella scuola "militante" , una valorizzazione del ruolo degli studenti e delle loro associazioni nella scuola secondaria superiore, e infine un potenziamento delle reti di scuole, che stanno nascendo numerose e che rappresentano a mio avviso il vero interlocutore del ministero e delle regioni.


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Il 5 per mille? A favore dell'AGeSC

L’Agesc è un’associazione di promozione sociale che nel nostro Paese difende il diritto delle famiglie alla libertà di scelta educativa della scuola ritenuta più idonea alla formazione dei propri figli.

Da più di trent’anni riunisce i genitori delle scuole cattoliche favorendo la loro partecipazione alla vita della scuola e agli organismi rappresentativi di democrazia scolastica.

Con migliaia di iscritti e centinaia di comitati Agesc nelle scuole di tutta Italia, opera per la formazione dei genitori con corsi specifici e promuove la discussione e lo studio su tutte le leggi ed i provvedimenti che riguardano la scuola e la sua organizzazione portando a tutti i livelli, dal Ministero al Parlamento, dalle Regioni alle Province ed ai Comuni, il proprio contributo di proposte ed idee per il miglioramento dell’intero sistema scolastico.

La continua battaglia per la libertà di educazione, oltre che a favore delle famiglie del milione di studenti che oggi frequentano le scuole cattoliche, è tesa a permettere ai genitori con reddito più basso di poter esercitare la propria scelta della scuola senza condizionamenti economici.

L’Agesc dà voce alle famiglie sostenendole nel loro compito educativo nei confronti dei figli e aiutandole a confrontarsi, ad approfondire i problemi e ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità educative.

Per sostenere l’azione dell’Associazione e quindi per favorire la libertà di educazione in Italia, chiediamo di utilizzare il 5xmille a favore dell’Agesc. Anche quest’anno infatti la Legge Finanziaria consente al contribuente di destinare il 5x1000 della propria imposta Irpef a favore delle associazioni di promozione sociale. Il 5xmille non comporta alcun costo aggiuntivo rispetto alle tasse che si debbono pagare e non è alternativo alla destinazione dell’8x1000 a favore della Chiesa cattolica.

Per destinare la quota del 5xmille a favore dell’Agesc basta firmare la I sezione riguardante la scelta per il 5x1000 (quella indicata come sostegno del volontariato …, delle associazioni di promozione sociale …) e indicare il codice fiscale 04548200155 nell’apposito riquadro dei modelli Cud 2007, 730 redditi 2006, Unico 2007 persone fisiche.

Anche chi non presenta la dichiarazione dei redditi può compilare la scheda allegata al Cud - relativa al 5x1000 e all’8x1000 - firmandola due volte (nella I sezione e in fondo alla pagina) e indicando il codice fiscale dell’Agesc (04548200155) e poi consegnarla in busta chiusa in posta, in banca, presso un Caf o dal commercialista.


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