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30 novembre 2007

Sommario

 


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Le scuole paritarie fanno risparmiare 6 milioni di euro allo Stato ogni anno. 
Il costo sulle spalle delle famiglie.
Le cifre presentate in un documento che ha raccolto vasti consensi.

Un dossier che fa aprire gli occhi

Il dossier dell’Agesc sui costi della scuola e la penalizzazione che subiscono le famiglie che scelgono la scuola paritaria (pubblicata per intero su questa pagina nel mese scorso) ha fatto centro. “L’attenzione è stata alta – afferma il presidente dell’Associazione, Maria Grazia Colombo - e sono arrivati anche molti consensi. Più che merito nostro, merito dei numeri, che una volta tanto parlano chiaro, senza equivoci. L’Agesc ha voluto compiere, per il bene di tutti, un servizio di informazione basato sulla verità dei fatti e questo è stato particolarmente apprezzato e riconosciuto anche dagli altri soggetti rappresentativi per la presenza della scuola cattolica nel nostro Paese.”

Abbiamo raccolto le reazioni e i pareri di alcuni di loro. “Il dossier dell’Agesc – osserva padre Francesco Beneduce, segretario nazionale della Fidae – conferma il grande torto perpetrato ai danni delle famiglie italiane rispetto allo spirito della Costituzione. A fronte del ritardo di cinquant’anni, la legge 62 del 2000 ha lasciato inalterato il problema della libertà educativa in Italia perché non è stata risolta la questione del finanziamento. Anzi, guardando i dati forniti dall’Agesc, si vede che c’è un beneficio economico al contrario, a vantaggio dello Stato e a svantaggio delle famiglie”.

Padre Beneduce si dice “grato per il lavoro svolto dall’Agesc”. “La cultura della libertà educativa – aggiunge – va rafforzata anche facendo circolare queste cifre. È una cultura che deve crescere anche dentro la Chiesa per cambiare quella mentalità, purtroppo ancor presente, secondo la quale la scuola cattolica è per i figli di papà, o è un corpo estraneo o addirittura dannoso. Appoggiamo la richiesta delle famiglie di una parità che sia anche economica non perché noi ne traiamo vantaggio. Il problema è non far mancare al sistema nazionale di istruzione il contributo fondamentale della scuola paritaria, espressione di una tradizione secolare che c’era prima della scuola di Stato. Se venisse meno questo contributo, sarebbe un impoverimento per tutti.”

Il professor Redi Sante Di Pol, presidente della Fism, porta l’accento sulla situazione specifica delle scuole materne. “Nel dossier dell’Agesc – osserva – sono riportati i costi delle scuole materne a carico del ministero. Ma ci sono spese per la gestione didattica che sono a carico dei Comuni. Quindi la sproporzione messa in evidenza è ancora più grande.” Il professor Di Pol sottolinea inoltre una situazione a macchia di leopardo che caratterizza le scuole materne: “Alcune regioni del Nord hanno leggi che prevedono l’erogazione di contributi anche se minimi, mentre in genere le regioni del Sud non danno nulla. Alcuni Comuni hanno sottoscritto convenzioni mentre in molte realtà locali non c’è alcun intervento di sostegno da parte dell’ente locale”.

“Sottoscrivo in pieno il lavoro e il metodo dell’Agesc. – dice a sua volta Vincenzo Silvano, presidente della Foe – Ora è chiaro che lo Stato risparmia con la scuola paritaria. Abbiamo ora a disposizione dati certi, che di solito vengono invece travisati, che fanno capire anche alle famiglie lo sforzo che facciamo per tenere aperti i nostri istituti. Serve una battaglia per il buono scuola in tutte le Regioni, si deve capire che con il buono scuola sgraviamo lo Stato di una spesa che altrimenti sarebbe incredibilmente più alta. Dico anche che lo Stato dovrebbe incentivare la nascita di nuove scuole paritarie, mentre spesso oggi non possiamo rispondere alle richieste perché i costi sono esorbitanti.”

Valerio Lessi

 


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Libertà educativa? L'Agesc batte cassa:
"Occorre stanziare 233 milioni in più"

L’Agesc nel dossier predisposto in vista della Finanziaria 2008, auspica il reperimento delle risorse necessarie per realizzare nel nostro Paese la libera scelta educativa delle famiglie e definisce le risorse minime necessarie quanto meno per rifinanziare adeguatamente gli attuali capitoli di spesa. Per questo chiede un incremento di 233,5 milioni di euro rispetto alle risorse assegnate nell’esercizio finanziario 2006. Una cifra che corrisponde appena al 3,7% di quanto lo Stato “risparmia” con la mancata frequenza delle scuole statali da parte degli studenti delle scuole pubbliche paritarie.

Infatti, proprio perché consapevoli del momento di difficoltà economica del Paese, non si sono quantificate le risorse occorrenti per una effettiva parità economica.

Dalla lettura del testo legislativo approvato dal Senato dobbiamo purtroppo constatare come queste richieste sono state ignorate. Così come dobbiamo prendere atto delle scarse risorse messe in finanziaria per la famiglia, nonostante i tanti emendamenti presentati sulle politiche a sostegno della famiglia. Una situazione che registra anche l’insoddisfazione del ministro per la famiglia.

Ora il testo è all’esame della competente commissione della Camera dei Deputati, prima di approdare alla discussione in aula. Auspichiamo che in questa seconda lettura le richieste fatte vengano quanto meno onorate. La possibilità di favorire la libera scelta educativa delle famiglie fra scuole statali e paritarie, che come tali fanno parte a pieno titolo del sistema nazionale di istruzione, è una modalità per realizzare un fondamentale diritto civile. Non si tratta, quindi, di “difendere” posizioni di privilegio, che come è chiaramente evidenziato nel dossier dall’Agesc, non esistono.  

Il vero nodo è la mancanza di una cultura della famiglia e della sussidiarietà.

Per cui i provvedimenti di volta in volta sul tappeto (cinque per mille, welfare, …) non vengono affrontati secondo la logica della “famiglia” ma considerano i singoli “individui”.

Per cui i provvedimenti non seguono la logica della sussidiarietà, il sostegno e la promozione delle istanze che nascono dalla società civile, ma appaiono ancora come una gentile concessione.

Una situazione che può essere affrontata, con coraggio, solo superando le logiche delle contrapposizioni di coalizione e costituendo un’ampia maggioranza politica trasversale capace di fornire risposte concrete alla famiglia.

Marco Fabbri


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Un fisco "formato famiglia"
Petizione del Forum: a parità di reddito chi ha figli da mantenere
 
non deve pagare le stesse tasse di chi non ne ha

L’Agesc è tra le associazioni promotrici della petizione, lanciata dal Forum delle Associazioni Familiari, “per un fisco a misura di famiglia”. È un tema su cui nel nostro Paese si è sempre parlato ma non si è ancora vista una iniziativa di legge che prenda finalmente atto che, per esempio, un conto è vivere da soli con un reddito di 40 mila euro all’anno, un conto è se con la stessa cifra deve mantenersi una famiglia con due o più figli. L’ingiustizia di cui soffrono le famiglie è evidente anche sul piano dell’investimento in educazione che ogni famiglia vuole realizzare. Nel corso della presentazione a Milano della petizione, il professor Luca Antonini, docente di diritto costituzionale all’Università di Padova, ha citato alcune cifre eloquenti. Per educare e mantenere i figli fino a 18 anni è necessaria una spesa quantificabile fra i 140 e i 170 mila euro, cioè da 7 a 9 mila euro all’anno. A fronte di questo impegno delle famiglie, la detrazione è di 800 euro all’anno per ogni figlio, applicabile solo ai redditi bassi. E la pressione fiscale nei confronti delle famiglie è invece applicata come se avessero a disposizione tutto il loro reddito.

Il testo della petizione parte dalla considerazione che “mantenere ed educare i propri figli è, per la famiglia, oltre che un obbligo morale e naturale anche un diritto-dovere costituzionale”.

La grande questione fiscale oggi in Italia è dunque il sistema di tassazione delle famiglie. Un fisco ingiusto significa famiglie povere, famiglie che non ce la fanno, figli che non nascono. Un Paese che non si rinnova. Le famiglie sono fortemente penalizzate, perché non si tiene veramente conto dei carichi familiari.

Va quindi introdotto un sistema fiscale basato non solo sull’equità verticale (chi più ha più paga), ma anche sull'equità orizzontale per cui, a parità di reddito, chi ha figli da mantenere non deve pagare, in pratica, le stesse tasse di chi non ne ha. Il reddito imponibile deve dunque essere calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia.

La petizione chiede quindi, quale primo passo verso una vera equità fiscale, un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato. Questo sistema è semplice, di immediata applicazione, mantiene intatta la progressività del prelievo, può sostituire migliorandolo l’attuale complicato sistema di detrazioni. Il problema di coloro che non godrebbero delle deduzioni, a causa di redditi troppo bassi, i cosiddetti incapienti, si può facilmente risolvere introducendo l’imposta negativa, un’integrazione al reddito pari alla deduzione non goduta.

La petizione può essere firmata anche on line al sito del Forum www.forumfamiglie.org

 


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Il mondo politico
Interpellanza al ministro Fioroni

Richiamiamo i dati numerici del dossier Agesc su “Scuola paritaria e risorse finanziarie”. Per ogni alunno di scuola statale dell’infanzia la spesa pubblica ammonta a 6.116 euro, a 7.366 euro per quelli delle elementari, a 7.688 euro per i ragazzini delle medie e 8.108 euro per gli studenti delle superiori. Al contrario, con la Finanziaria 2006 un alunno della scuola paritaria dell’infanzia costa 584 euro, uno della primaria 866 euro, scendendo a 106 euro per uno studente delle scuole medie ed  a 51 euro per uno studente delle scuole superiori paritarie. Considerando che gli studenti delle scuole private sono più di un milione, le finanze pubbliche risparmiano 6.245 milioni di euro ogni anno (più di dodicimila miliardi delle vecchie lire).

Il dossier dell’Agesc ha avuto ampia eco sulla stampa ed anche in Parlamento. Alla Camera dei Deputati i parlamentari Garagnani, Aprea, Carlucci, Adornato, Lainati, Palmieri, Pescante hanno presentato il 21 novembre un ordine del giorno che evidenzia che la Legge Finanziaria in esame “nell'allocazione delle risorse per il settore della scuola trascura le scuole paritarie”, che “svolgono un servizio pubblico fondamentale, consentendo la realizzazione della effettiva libertà di scelta nell'educazione”. L’ordine del giorno chiede al Governo di “valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte a prevedere lo stanziamento di ulteriori ed adeguate risorse finanziarie per la scuola pubblica in generale ed, in particolare, per le scuole paritarie”. 

Sul tema l’On. Fabio Garagnani ha presentato un’interpellanza al Ministro della Pubblica con cui lo si invita a riflettere sul fatto che se tutti gli studenti delle scuole paritarie decidessero di iscriversi alle scuole statali si avrebbe il collasso delle finanze pubbliche. L’interpellanza osserva poi che “se è vero che un sistema come quello italiano, imperniato sul primato del pubblico statale, non può essere cambiato dall'oggi al domani, è altrettanto vero che possono essere intrapresi alcuni passi, aumentando con iniziative urgenti e tempestive i fondi per le scuole paritarie, che partendo dallo spirito della legge 62 del 2000 favoriscano il sorgere di una autentica parità scolastica basata sulla competizione di modelli formativi diversi, nell'ambito ovviamente dei principi stabiliti dall'ordinamento scolastico italiano e scelti dalle famiglie sulla base della qualità dell'insegnamento e dei valori trasmessi”. Al momento l’ordine del giorno deve essere discusso in aula e l’interpellanza attende risposta.

Ringraziamo i parlamentari promotori di queste iniziative. E ci chiediamo perché anche i molti loro colleghi che ad ogni campagna elettorale assumono solenni impegni sul tema non fanno sentire la loro voce e ”battono un colpo”, possibilmente udibile? Che succede, la coerenza con i propri valori è solo degli On. Rossi e Turigliatto?

 


 

 

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