Le pagine A.Ge.S.C. su "Avvenire"
Ottobre 2003
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Famiglia
partner della scuola
Vito Massari*
La seconda giornata europea della scuola e
dei genitori – promossa dall'Epa (Associazione Europea dei Genitori),
condivisa dalla Commissione dell’Unione Europea, sostenuta dal Forum
nazionale delle Associazioni dei genitori della scuola (FoNAGS) e dal Miur
– è stata l'occasione per una riflessione su un tema che coinvolge tutte
le associazioni dei genitori e che sicuramente appartiene al codice genetico
dell'Agesc: la partecipazione dei genitori all'azione educativa della
scuola, il partenariato scuola-famiglia.
Intervenendo all'incontro organizzato il
14 ottobre a Roma, Lucrezia Stellacci, direttore generale dell'Ufficio
Scolastico Regionale per l'Emilia Romagna, ha ricordato una significativa
frase di Rodari di trent'anni fa: "Il punto cruciale è quello dell’incontro
di base fra genitori e insegnanti, forma concreta dell’incontro fra Scuole
e Società: se questo incontro fallisce, la struttura non vive". Questo
concetto è alla base della democrazia rappresentativa degli Organi
Collegiali, tanto nobile nella fase ideativa quanto misera nella sua
attuazione. Oggi a trent’anni dai decreti delegati possiamo ben dire che
"la partecipazione" non basta ma che occorre la "compresenza
educativa" della famiglia e della scuola nel percorso formativo dello
studente per renderlo personalizzato ed efficace. Il partenariato
scuola-famiglia è una delle condizioni essenziali per porre l’alunno al
centro dell’azione educativa"
Sono osservazioni quanto mai
condivisibili. Nella scuola i genitori ci sono a pieno titolo, nell’esercizio
del loro diritto dovere di educare coloro che hanno generato. La scuola
costituisce la continuazione di un processo educativo iniziato nella
famiglia. L’identità dell’allievo è legata ad una
"appartenenza" senza la quale egli non esisterebbe e l’esperienza
familiare è la fonte di questa identità, dalla quale occorre partire. Il
tempo scuola non può e non deve essere per gli allievi un tempo staccato,
un tempo altro rispetto al tempo della vita familiare e della vita sociale,
rispetto al tempo vissuto negli altri mondi vitali.
La scuola dell’autonomia è chiamata
alla cooperazione con i genitori in ragione della sua identità di
istituzione educativa della società civile, promuovendo il loro ruolo
naturale ed originale. La Costituzione ha posto le basi per il
coinvolgimento della famiglia nella vita della scuola: ora è tempo di
guardare più avanti. Devono operare i Forum del territorio, là dove si
realizza concretamente l’incontro tra le due chiamate educative forti,
quella dei docenti e quella dei genitori, là’ dove si gioca non più’
virtualmente l’avventura educativa. La responsabilità del suo svolgimento
deve essere condivisa e non delegata alla scuola. Esistono già in molte
scuole percorsi consolidati che presentano anche un carattere di
innovazione. Alcune di queste significative esperienze sono state presentate
nell’incontro organizzato a Roma il 14 ottobre.
L'Agesc e le altre associazioni dei
genitori sono a loro volta chiamate ad uno sforzo di informazione e di
formazione dei loro associati, affinché prendano coscienza del loro ruolo e
del conseguente impegno da profondere nella scuola. A questa vasta opera di
formazione sono chiamate a contribuire le istituzioni scolastiche, in
collaborazione con le associazioni dei genitori.
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Contributi,
no ai «tetti» di reddito
Il Ministero dell'Istruzione ha avviato nei giorni scorsi
la procedura per l'erogazione del contributo 2003 alle famiglie che hanno i
figli iscritti ad una scuola paritaria. Il contributo è destinato alle
famiglie i cui figli frequentano la scuola elementare non parificata, la
scuola media ed il primo anno delle scuola superiore. Entro il 31 ottobre le
scuole devono comunicare al Ministero l'elenco degli studenti regolarmente
iscritti. Successivamente le famiglie riceveranno una lettera e una scheda
da compilare e da consegnare alla scuola, che dovrà trasferire i dati al
Ministero entro il 30 novembre. Nei primi mesi del 2004 le famiglie
riceveranno il contributo: sarà minimo, ma è la prima volta che il diritto
alla libera scelta delle famiglie riceve un riconoscimento economico.
Da questo punto di vista è bene sgomberare il campo da
equivoci che si sono affacciati nel dibattito politico nazionale. C'è chi
ha proposto di introdurre tetti di reddito come condizione per ottenere il
contributo. È una proposta sbagliata per diverse ragioni. Il contributo va
alle famiglie i cui figli sono nella fascia dell'obbligo e la Costituzione
sancisce la gratuità per tutti dell'obbligo scolastico: in effetti non
risulta che nella scuola statale siano stabiliti tetti di reddito per
usufruire dei servizi scolastici. Il contributo alle famiglie delle scuole
paritarie è un modo per garantire (in questo caso ancora simbolicamente) la
gratuità dell'obbligo scolastico. Bisogna inoltre tener conto che il nostro
sistema fiscale non considera il quoziente famigliare e che si sta parlando
di somme risibili rispetto alle reali spese sostenute dai genitori.
Poiché in queste settimane si sta discutendo la
Finanziaria 2004, è opportuno ricordare l'impegno preso dal governo nel
dicembre scorso. I capigruppo della maggioranza al Senato (D’Onofrio,
Nania, Schifani, Moro) ed il proponente senatore Tarolli, avevano infatti
presentato un ordine del giorno, accolto dal governo, che impegna
l'esecutivo, "compatibilmente con le condizioni di finanza pubblica, a
predisporre per l'anno 2004 e per l'anno 2005 un aumento rispettivamente di
20 milioni di euro e di 40 milioni di euro" finalizzati alla riduzione
degli oneri effettivamente rimasti a carico del nucleo familiare per l’attività
educativa dei figli. Nel 2004 per le famiglie delle scuole paritarie
dovrebbero quindi esserci 50 milioni e nel 2005 la somma dovrebbe salire a
70 milioni. L'Agesc chiede pertanto al governo di rispettare gli impegni
presi, innalzando almeno a 50 milioni di euro per il 2004 il bonus alle
famiglie delle scuole paritarie.
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Le «paritarie»
non diventino regionali
Si è riunito a Roma nei giorni 25 e 26 ottobre 2003 il
Consiglio Nazionale dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche. Al
termine dei lavori il Consiglio Nazionale dell'Agesc ha approvato un
documento nel quale esprime preoccupazione in ordine alle prospettive per la
scuola paritaria perché:
- perdurano i ritardi nella erogazione delle risorse di competenza.
- tali risorse sono state progressivamente erose dall’inflazione e non
sono state incrementate in relazione ai maggiori oneri, conseguenti alla
applicazione della legge 62/2000, volti all’accrescimento del livello
qualitativo del servizio offerto.
- la produzione normativa del Ministero dell'Istruzione e Ricerca non
realizza la "pari dignità" fra scuole paritarie e statali,
entrambe facenti parte del sistema nazionale dell’istruzione,
perpetuando disparità di trattamento.
- l’attuale ristrutturazione organizzativa del Ministero
dell'Istruzione e Ricerca determina ulteriori incertezze in merito alla
futura assegnazione delle competenze relative all’area scuole
paritarie
Inoltre, con l’attuazione del decreto legislativo
112/98 si realizzerà il passaggio agli enti territoriali delle competenze
relative alla erogazione delle risorse alle scuole paritarie. Di conseguenza
le competenze in merito al riconoscimento dei requisiti di scuola paritaria
e della relativa vigilanza "transiteranno" alle Regioni. Si
determineranno di fatto, sul piano nazionale, situazioni differenziate in
ordine ai criteri di erogazione delle risorse, di riconoscimento della
parità e di vigilanza, con difformità di trattamento dei diritti
soggettivi delle scuole e delle famiglie.
Per quanto sopra, a fronte di condivisibili affermazioni
di principio circa la necessità di completare la costruzione di un sistema
scolastico nazionale composto da scuole paritarie e statali, si creano di
fatto le condizioni per una ulteriore penalizzazione delle scuole paritarie
e del diritto delle famiglie alla libera scelta educativa.
Il Consiglio Nazionale dell'Agesc nel denunciare alla
opinione pubblica questa situazione oramai insostenibile, chiede al Ministro
dell’Istruzione Università e Ricerca di impegnarsi
- per reperire maggiori risorse per la scuola statale e paritaria,
- per realizzare una organizzazione amministrativa del Ministero
dell'Istruzione rispettosa dei diritti delle famiglie e delle scuole non
statali,
- per realizzare i necessari chiarimenti legislativi e regolamentari in
ordine alla razionalizzazione delle competenze del Ministero
dell'Istruzione e Ricerca e degli enti territoriali, rinviando al
contempo il passaggio alle regioni delle competenze circa l’erogazione
delle risorse alle scuole paritarie
Al Parlamento ed alle rappresentanze sociali si chiede di
superare ogni forma di pregiudizio ideologico ed impegnarsi concretamente
per il sostegno di percorsi riformatori che realizzino il diritto delle
famiglie ad un sistema scolastico nazionale pluralistico e di qualità.
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Istruzione: l'associazionismo dei genitori
è la cerniera più naturale per coniugare scuola e famiglia
La prima «didattica» si
fa in casa
Renato Mion*
È cresciuta in questi anni la coscienza delle famiglie
ad un ruolo non puramente subalterno, ma attivo e partecipante nei problemi
della scuola. Si fa strada il bisogno di una personale formazione pedagogica
che li renda più attenti alle dinamiche evolutive dei figli. È diffusa una
domanda implicita di aiuto di molti genitori, espressa attraverso il
coinvolgimento in iniziative che li aiutino a maturare educativamente.
La ricerca scientifica va sempre più documentando che la
partecipazione delle famiglie alla vita scolastica è un fattore
determinante per il successo formativo degli alunni, ne sviluppa l’autonomia
e ne stimola la crescita complessiva. Le competenze parentali e le risorse
dell'ambiente sono dunque "fattori" essenziali per lo sviluppo dei
figli. Da questa convinzione deriva il bisogno di arricchire le competenze
dei genitori, favorendo anche esperienze di auto-aiuto. Partendo infatti
dalla qualità della loro "cultura educativa" si può giungere a
migliorare atteggiamenti, comportamenti, idee e valori, che diventano
qualificanti nelle relazioni familiari e sociali, sulla base di due dati
acquisiti scientificamente: migliorando i genitori si creano le condizioni
perché migliorino anche i figli; la qualità delle relazioni tra scuola e
famiglia incide profondamente anche sul successo scolastico degli allievi.
Per questo la scuola è chiamata a sviluppare una
riflessione sulle modalità di rapporto con i genitori, che non possono
essere considerati semplicemente clienti, bensì partners capaci di un
contributo rilevante al processo formativo delle giovani generazioni.
Con la Riforma Moratti, il rapporto genitori,
famiglie e scuola ha subito un’accelerazione, che si è sviluppata nel
progetto "Genitori e Scuola"- esperienze di partenariato:
consolidate e innovative, un’indagine promossa dal MIUR, affidata all’Ufficio
Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, realizzata dall’Istituto di
Sociologia dell’Università Salesiana di Roma e presentata Roma nella Seconda
Giornata Europea dei Genitori e della Scuola con lo scopo di valutare lo
"stato dell’arte" di queste esperienze, in vista di una loro
successiva sistematizzazione.
L’indagine ha preso in considerazione oltre 450
esperienze di rapporto genitori e scuola, sviluppate in scuole statali e
paritarie di Emilia-Romagna, Lombardia, Marche e Umbria.
I progetti considerati si sono concentrati
prevalentemente su queste quattro linee operative: la famiglia e la
formazione dei genitori alle competenze educative (45%); l’innovazione
didattica e tecnologica, della sperimentazione curricolare ed
extracurricolare (35%); la prevenzione del disagio adolescenziale (12%) e
dell’orientamento scolastico ed esistenziale (6%).
Una novità sta affermandosi all’orizzonte della
scuola. Oltre alle ormai consolidate vie di formazione come sono le
conferenze, i dibattiti educativi per i genitori (73%), gli incontri con i
genitori e i lavori di gruppo (40%), le scuole sistematiche dei genitori
(10%), si stanno facendo strada i gruppi di auto-mutuo aiuto tra i
genitori stessi (13.2%). Alcuni hanno lo scopo di discutere dei problemi
educativi dei propri figli, altri di aiutarsi attraverso dinamiche di
gruppo, altri con l’aiuto di uno psicologo fanno vera e propria terapia di
gruppo..
Il partenariato è già in atto. L’apertura al
territorio è diventata una condizione essenziale, che chiede alla scuola di
riattivare i processi educativi attraverso la cura della formazione
culturale, così da diventare un punto di aggregazione de-burocratizzato,
senza perdere per questo la sua funzione culturale e didattica. In questi
processi l’associazionismo dei genitori è la cerniera più naturale per
coniugare scuola e famiglia, educazione e istruzione.
*Docente di sociologia
presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma
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