L'Europa insegna Il "sì" del Parlamento Europeo alla petizione dell’AGeSC
Bruxelles, 24 novembre 1999
L’approvazione della Petizione rappresenta un forte segnale politico che evidenzia l’anomalia del "caso italiano" nel contesto europeo. Il nostro Paese non realizza nei fatti, in termini di libertà di educazione, i valori che la comunità europea si propone di promuovere: i diritti dell’uomo, la dignità umana, le libertà fondamentali, le identiche possibilità per tutti (Rapporto Europeo "Costruire l’Europa con l’educazione e la formazione").
E’ per tutelare questi valori centrali che l’Agesc ha promosso la Petizione che evidenzia come nel nostro Paese è lesa una fondamentale libertà: quella della libera scelta educativa, a pari condizioni economiche e dunque a pari possibilità per tutti. Infatti, alle famiglie di scuola non statale non è concessa alcuna copertura delle ingenti spese scolastiche di frequenza sostenute.
Il voto della Commissione di oggi è dunque a favore di tutte le famiglie italiane e di tutte quelle famiglie europee che volessero liberamente istruire i propri figli in Italia, perché sia concesso loro liberamente di accedere a pari condizioni economiche al servizio scolastico prescelto.
Il Presidente Versari ha dichiarato: "Questo voto è una risposta politica forte alla mediocre iniziativa parlamentare in atto in Italia. Il testo sulla parità in discussione allaCamera è iniquo e non risolve la limitazione alla libertà di scelta educativa, che viola il diritto dell’uomo alla dignità, alle libertà fondamentali, alle pari opportunità. I politici italiani sono chiamati ad un voto di coscienza, emendando il testo con l’introduzione della possibilità di detrarre le spese scolastiche, senza tetto di spesa e limitazione di reddito. L’Europa insegna".
Esame petizione AGeSC sulle violazioni in Italia dei principi fondamentali in materia di parità scolastica in Commissione petizioni del parlamento europeo
23 novembre 1999, Bruxelles
Sarà esaminata domani, dalla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, la Petizione dell’Agesc relativa alle violazioni in Italia dei principi fondamentali in materia di parità scolastica e di libertà di scelta educativa. Alla discussione sarà presente, su richiesta della stessa Commissione, il Presidente nazionale dell’Agesc, Stefano Versari, per ribadire i punti di vista dell’Associazione.
L’Agesc denuncia il perpetuarsi in Italia, di una situazione di palese discriminazione dei cittadini in ordine alla mancata possibilità di scelta educativa a pari condizioni economiche, fra scuola statale e non statale ed evidenzia l’assenza di una normativa che riconosca alla scuola non statale pari dignità rispetto a quella statale.
Il presidente Versari avverte che : "I genitori dell’Agesc hanno inteso con la propria Petizione evidenziare al Parlamento Europeo la situazione di disparità che vivono in Italia le scuole non statali ed i genitori degli alunni frequentanti queste scuole. Nel nostro Paese la libertà di scelta educativa delle famiglie è limitata da una forte discriminazione economica, essendo la scuola non statale onerosa, non sostenuta con fondi pubblici e non essendo concessa alle famiglie di scuola non statale alcuna copertura delle spese sostenute. La nostra richiesta di libertà di scelta educativa è per il bene comune, a favore di tutte le famiglie italiane, perché possano scegliere il percorso educativo più idoneo per i propri figli. Per questo motivo sosteniamo un progetto di scuola, statale e non statale, che porti beneficio a tutto il sistema scolastico."
Il vezzo di certo centrismo esangue:
evocare sulla Parità il muro contro muro per sostenere mediazioni perdenti
6 novembre 1999
Sulla Parità scolastica così si è espressa l’Assemblea Nazionale sulla Scuola Cattolica che ha visto la partecipazione di oltre 1100 delegati, buona parte dei quali provenienti dalla scuola statale : "La parità scolastica non è una questione cattolica, ma una questione generale di libertà civile e di pubblico interesse (..) Senza modifiche incisive, tali da assicurare la piena e perciò paritaria libertà di scelta educativa ai cittadini e alle famiglie, e una sana costruttiva emulazione (..) la proposta di legge, già approvata in Senato e ora in discussione alla Camera, qualora rimanga così com’è, non è accettabile"
Sul tema è intervenuto con una dichiarazione odierna il Presidente Nazionale della Associazione Genitori Scuole Cattoliche (A.Ge.S.C.) Stefano Versari:
"Mi pare che lo stracciarsi le vesti di alcuni politici sulla ineluttabilità e positività della legge approvata al Senato denoti una buona dose di cattiva coscienza. Si è tentato di propinare una legge "disparitaria" e, prima l’Assemblea, poi il popolo di piazza San Pietro sabato scorso, hanno detto: no grazie! Ora, che fare? Occorre emendare in maniera significativa il testo per rendere acquisito il diritto alla libera scelta educativa, anche se con una accettabile ma certa progressività. Ci sono in Parlamento i "numeri" perché questo avvenga. A condizione di aggregare una ampia maggioranza trasversale, come anche osservato da Lapo Pistelli (Ppi). Perché si realizzi questa trasversalità serve il contributo di tutti coloro che si dichiarano a favore della libertà di educazione "senza oneri per le famiglie". Non giovano a proposito dichiarazioni di eminenti statisti - che peraltro non vantano sul tema un "pedigree" significativo in oltre un cinquantennio di storia parlamentare - evocanti per la Parità lo spettro del muro contro muro, alfine di sostenere una mediazione legislativa perdente. I muri della contrapposizione vanno demoliti, non innalzati strumentalmente. La "balena bianca" cui delegare ogni compito di rappresentatività sociale e di mediazione politica non esiste più. Oggi i partiti devono conquistarsi la credibilità sul campo, dimostrando la capacità di farsi interpreti delle istanze della società, rappresentata dalle sue libere aggregazioni sociali.
Il popolo di Piazza San Pietro è pronto a riconoscere gli interpreti intonati e gli steccatori; e si augura che i primi siano molto più dei secondi."
Per le scuole non statali solo doveri e nessun diritto
14 ottobre 1999
"La parità che chiediamo non è la parità fra scuole, che costituisce un rischio di omologazione, contraria al principio di autonomia. Chiediamo invece la Parità fra famiglie nel diritto di scelta educativa a pari condizioni economiche".
E’ quanto ha affermato oggi, il presidente nazionale dell’Agesc, Stefano Versari, alla settima Commissione Cultura della Camera.
Il testo approvato al Senato prevede solo doveri per le scuole non statali. Grandi assenti i diritti. Nonostante siano riconosciuti dall’art. 33 della Costituzione.
Il finanziamento previsto alle sole scuole materne ed elementari, non realizza la libertà di scelta educativa. (420.000 lire l’anno alle scuole elementari sono circa il 10% della retta di frequenza della scuola non statale).
"Così non viene riconosciuto il diritto alla libera scelta educativa - dice Versari - .Non si chiede tutto e subito ma piuttosto di rendere effettivo il diritto, seppure con un’accettabile progressività nell’applicazione, a partire dai primi anni dei cicli, compatibile con le risorse economiche del Paese". Nel testo non è previsto nessun automatismo. Non solo. Non vi è alcuna certezza di risorse future per le scuole medie e superiori ne un possibile e progressivo incremento del finanziamento.
Infine il diritto allo studio. Secondo Versari dovrebbero beneficiarne tra i 5mila e i 10 mila studenti su un milione di studenti di scuola non statale, con la differenza che gli studenti di scuola non statale hanno una spesa superiore di almeno sette otto volte a quelli di scuola statale. In chiaro contrasto con l’art. 3 della Costituzione.
"In conseguenza - prosegue Versari - le famiglie di operai, insegnanti e impiegati, seppure non vivendo sotto la soglia di povertà, non sono in condizioni economiche di poter scegliere liberamente la scuola per i propri figli".
E in alternativa propone: "Considerando la positività del 1 comma dell’art. 1, che riconosce l’esistenza di un sistema scolastico composto di scuole statali e non statali, e visto che il seguito dell’articolato nega nei fatti quanto affermato in tale comma, chiediamo di ridurre l’intero testo di legge al solo comma 1 dell’art. 1".
Scuola: le Regioni hanno una marcia in più e il Governo resta fermo al palo
30 settembre 1999
La Regione Lombardia ha approvato una legge che applica le direttive contenute nel d.lgs. 112/1998, meglio conosciuto come legge Bassanini sull’autonomia regionale.
L’Agesc rileva con soddisfazione che, in applicazione dell’art.138 di tale legge, in Lombardia si preveda la "definizione di criteri di erogazione, nei limiti delle risorse regionali disponibili, di buoni scuola alle famiglie degli allievi che frequentano scuole private, legalmente riconosciute e parificate, a copertura totale o parziale degli oneri a loro diretto carico per il pagamento dei costi dell’istruzione".
Il presidente dell’Agesc Stefano Versari osserva come questo nuovo approccio alla legge sull’autonomia regionale permetta di affrontare i problemi fondamentali della realtà civile: l’istruzione è lo snodo decisivo per lo sviluppo della società. Non solo. La Regione Lombardia si preoccupa di rispondere a questa necessità, elevando le famiglie al ruolo di interlocutrici dirette del legislatore. Viene dunque riconosciuto ai genitori il diritto di garantire l’educazione dei figli, scegliendo la scuola che preferiscono, senza essere penalizzati economicamente nel caso preferissero quella non statale.
La legge approvata dalla Lombardia è un esempio positivo di come risolvere un problema che riguarda la libertà dei cittadini.
E’ consolante -prosegue Versari- prendere atto che nel nostro Paese le realtà regionali spesso riescono ad interpretare meglio e più velocemente le esigenze della popolazione, superando il muro degli ideologismi.
Rimane tuttavia il problema di un Parlamento nazionale incapace di legiferare nell’interesse generale: approva leggi fondamentali per il futuro del Paese col voto di un terzo dei parlamentari e in totale contrapposizione con le minoranze.
Le leggi che interessano i diritti civili, quale quella sulla libertà di educazione delle famiglie, vanno approvate –conclude Versari- con l’ampio apporto trasversale delle forze politiche, non da tisiche e miopi maggioranze in deficit di ossigeno.
Riordino dei cicli: in viaggio senza meta
23 settembre 1999
Stefano Versari dà un giudizio negativo della legge sul riordino dei cicli approvata ieri alla Camera. Il presidente nazionale dell’Agesc osserva che il Ministro Berlinguer ha motivato la necessità di accorpare la scuola elementare a quella media, per far fronte alla piaga della dispersione scolastica. Nello stesso momento però, aveva dichiarato, a proprio merito, che tale dispersione è calata in percentuale dal 4,5 allo 0,5, grazie a precisi interventi di politica sociale attuati sul territorio. Di fronte a tale evidente contraddizione è chiaro che viene a mancare la motivazione strutturale alla riforma dei cicli.
Manca anche la motivazione pedagogica, visto che il Ministro ha sei mesi di tempo per presentare alle Camere i contenuti di una riforma che indica l’inizio di un viaggio, senza precisare dove e come s’intenda arrivare.
Stefano Versari aggiunge un’ultima osservazione. Nei giorni scorsi è apparso il risultato dell’indagine Eurispes che ha fotografato la situazione della scuola italiana. Risulta che la nostra scuola elementare e media, messa a confronto con le scuole degli altri Paesi europei dello stesso livello, ottiene un giudizio invidiabile. Non solo. Rispetto alla nostra scuola superiore e all’università, l’insegnamento della scuola elementare e media è nettamente migliore.
Ieri, in nome di una novità e di un progresso senza contenuti, la Camera ha incominciato a smantellare questa struttura così qualificata. Ad aula semi deserta e a colpi di maggioranza è stata presa una decisione che avrebbe dovuto invece aggregare le forze politiche, perché è in gioco l’istruzione dei nostri figli e lo sviluppo della società civile.
Siamo partiti per un viaggio senza meta.
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