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Scuole cattoliche: Zambon (Agesc), “vanno sostenute e aiutate”.

“Formazione tenga insieme il merito e l’inclusione di tutti, senza lasciare indietro nessuno”

“Il ruolo di Agesc è fondamentale per il contributo delle scuole cattoliche al sistema nazionale di istruzione e all’intera società, assolutamente insostituibile per garantire qualità, libertà e pluralismo nell’azione educativa”. Lo ribadisce Catia Zambon, presidente dell’Associazione genitori scuole cattoliche, in un contributo pubblicato sul numero di febbraio di “Vita Pastorale”. L’Agesc - sottolinea la presidente - “ha nel suo Dna la passione per l’educazione che appartiene a ogni genitore. Una passione che è la ricerca del modo migliore di stare accanto ai nostri figli, di educarli ed educarci insieme, di condividere quei valori che sono patrimonio dell’umanesimo cristiano”. “Operazione non facile - osserva -, soprattutto quando si parla di scuola, vale a dire dell’agenzia educativa nella quale vivono e imparano, per gran parte del loro tempo, i nostri ragazzi”. La scuola dunque, come palestra di vita, è l’ambito in cui siamo nati e nel quale operiamo da genitori per spirito di servizio e gratuità, avendo come faro il magistero del Papa e la dottrina sociale della Chiesa”, prosegue
Zambon, ricordando che “il modello di scuola nel quale l’Agesc si riconosce è quello che mette la persona al centro dell’alleanza educativa, valorizzandola con un percorso che sappia tener conto della sua storia, delle sue aspirazioni, aiutandola a scoprire e a farne crescere i talenti”. “Piace per questo l’immagine dell’armonia creata da un’orchestra, dove tutti gli strumenti sono fondamentali per l’armonia”, evidenzia la presidente, domandando: “È forse sbagliato credere nell’importanza che, nel valutare gli studenti ma anche le singole persone, non ci si fermi solo alla loro intelligenza o efficienza, ma si tenga conto della fantasia, della sensibilità, della generosità che sanno esprimere?”. Sul tema del “merito”, Zambon invita i genitori a riflettere: “Spingendo sull’acceleratore del riconoscimento della meritocrazia potremmo esporci a un grande rischio, quello di intossicare le relazioni e distruggere il tessuto comunitario su cui si regge l’intero edificio sociale e valoriale”. “Ecco perché - rimarca - cerchiamo di lavorare per una scuola che abbia al suo orizzonte una formazione che tenga insieme il merito, ma anche l’inclusione di tutti. Una scuola che non lascia indietro nessuno e che sa curare e far crescere tutti ‘gli strumenti’ di un’orchestra che oggi si chiama classe e domani diventerà società civile”. “Giusto, quindi, valorizzare il merito ma - continua - non a discapito della cura delle persone, di ogni persona, che deve restare centrale nell’azione educativa. Solo così la scuola può tornare a essere quell’ascensore sociale che
aiuta a colmare il gap sociale e culturale”. “Nell’impegno quotidiano di lavorare per questo scopo e con questo stile, le scuole cattoliche vanno sostenute e aiutate”, ammonisce Zambon: “Ecco perché ‘autonomia e libertà di scelta’ sono uno dei nostri obiettivi primari che continuiamo a perseguire, presenti dove si decide il futuro del sistema scolastico pubblico, del quale le scuole cattoliche paritarie fanno parte a pieno titolo”.

Alberto Baviera
Fonte:
AgenSIR