Paritarie: buono scuola e niente Imu

Mediazione e tavoli con il Governo hanno portato alcuni frutti
di Mario Ghiglione - Membro AGeSC Regionale Liguria
Paritarie: buono scuola e niente Imu

Ci sono voluti “solamente” 87 anni per ottenere qualche spicciolo a favore delle famiglie che non intendono avvalersi delle scuole statali e dare ai propri figli un’istruzione più consona ai propri principi morali ed etici!
Ricordo infatti che la costituzione è del ’48, la legge Berlinguer è del 2000 (legge 62/2000) ma è ben lungi dal dare alcun sussidio alle famiglie, soltanto una parificazione giuridica e delle promesse (non mantenute), la riforma Moratti (legge 53/2003), a sua volta, non prevede agevolazioni per nessuno.
Per effetto di questa legge le scuole “private”, per lo più cattoliche sono dette “paritarie” ovvero soggette a tutte le regole, i vincoli, i programmi ed i controlli di quelle statali, un bel modo per soggiogarle e imporre nuovi obblighi. Prima di questa legge le scuole cattoliche erano dette parificate, avevano meno obblighi, non avevano finanziamenti (come del resto successivamente), comunque non bisognava dare l’esame di Stato. Insomma si è trattato di una bella fregatura!
Ora il Governo Meloni, col Ministro Valditara e con l’attiva partecipazione di Mons. Claudio Giuliodori (Presidente del Consiglio nazionale della scuola cattolica e della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università) fa ottenere qualche cosa comunque di importante: due sono gli interventi in materia e più precisamente una norma di interpretazione autentica in materia di IMU sugli edifici scolastici ed un piccolo e precario sussidio alle famiglie.

Imu sugli edifici scolastici
Sul primo intervento occorre fare una premessa: gli immobili di proprietà degli enti non commerciali, direttamente usati per fini diversi dall’esercizio di attività commerciali, non pagano l’IMU.
Ma un immobile ad uso scuola gestito da un ente non commerciale che si fa pagare una retta, come fa ad essere considerato “non commerciale”? Con una norma d’interpretazione autentica, la legge di bilancio per il 2026 interpreta tale disposizione stabilendo che le attività didattiche svolte negli immobili posseduti e direttamente utilizzati dagli enti non commerciali si considerano non commerciali quando il corrispettivo medio richiesto alle famiglie risulta inferiore al costo medio per studente, ovvero al parametro annualmente determinato e pubblicato dal Ministero dell’Istruzione e del merito. Questa è una norma “stabile”, vale per sempre (finché non verrà nuovamente modificata).

Contributo per chi frequenta le paritarie
Non è invece stabile ma, anzi, altamente precaria, la seconda misura introdotta (al comma 519) che prevede la corresponsione di contributo fino ad un importo massimo di 1500 Euro alle famiglie degli studenti che frequentano una scuola paritaria secondaria di primo grado o il primo biennio del secondo grado. Vi sono però due vincoli estremamente rigidi: bisogna avere un ISEE non superiore a 30.000 Euro e la somma massima impegnata dallo Stato è di 20 milioni. Si tratta quindi di un piccolo aiuto alle famiglie e per un solo anno. Meglio di niente!
La scuola cattolica è come un vaso di coccio tra vasi di ferro (Esopo e Manzoni). Debole e forte al medesimo tempo: debole economicamente ma forte di spiritualità, missione, risorse morali, speranze… Ma resta la crisi e l’emorragia di studenti (complice anche la denatalità) che da oltre vent’anni provoca la chiusura di moltissime scuole confessionali di ogni ordine e grado.

La legislazione
Le considerazioni da fare su questo argomento sono svariate: di ordine giuridico, economico, etico.
Partendo dalla Costituzione, sempre sbandierata (quando comoda) e negletta in molte occasioni, sono ben quattro gli articoli che dettano principi in materia di scuola, di libertà e di educazione: gli articoli 3, 31, 33 e 34. Poi, nel 2000 arriva la c.d. Legge Berlinguer (Legge 30/2000), legge interamente abrogata dalla successiva legge 53/2003 (riforma Moratti).
Nel frattempo (Governo D’Alema) viene emanata la legge 10 marzo 2000 n° 62: “Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione” che istituisce le scuola paritarie. Impone una serie di obblighi coercitivi, prevede un piano straordinario di finanziamento alle Regioni a favore delle famiglie.
Poi, negli anni successivi, ogni Governo cambia qualche cosa, ma soldi sempre pochissimi.
Le considerazioni di tipo economico non possono non partire dalla considerazione che dopo il danno viene la beffa. Tutti paghiamo le tasse (e sono tante) e, quindi, paghiamo anche per la scuola degli altri che, spesso ignari di tutto, usufruiscono di un servizio pagato dallo Stato e quindi da tutti noi, anche dai genitori che mandano i figli alle scuole cattoliche. E poi viene la beffa: proprio costoro ci ostacolano e si oppongono sempre al sostegno che lo Stato dovrebbe elargire, ignari che, se nelle scuole statali ci fossero altri 530 mila studenti, la situazione per loro sarebbe certamente peggiore. Le scuole cattoliche sono più di 7700 (nel 2023) con oltre 530 mila alunni (Fonte CEI: https://educazione.chiesacattolica.it) pari a circa il 10% del totale.
Ci sono molti modi per rendere economicamente sostenibile ed equo il sistema delle scuole paritarie: voucher alle famiglie, deduzione delle rette dal reddito imponibile, sostegni alle scuole (che fanno risparmiare allo Stato un sacco di soldi) etc., sempre nel limite del costo standard che lo Stato risparmia sui ragazzi che non frequentano la scuola statale e che, in funzione del grado di scuola e, del posizionamento geografico, oscilla tra i 5 mila ed i 7 mila euro annui. Per non parlare degli alunni disabili o con bisogni particolari che hanno un insegnante di sostegno (costo annuo oltre 20 mila Euro) e che nelle scuole cattoliche ricevono solamente pochi spiccioli.
Senza dimenticarsi che non c’è solo la scuola, anche in altri campi si possono dare aiuti alle famiglie, un esempio virtuoso è quello della Regione Liguria che conferma anche per il 2026 le agevolazioni sugli abbonamenti ferroviari: gratuità per gli studenti fino a 19 anni e riduzione al 50% per la fascia under 26 sugli spostamenti tra residenza e sede di studio.

Alcune considerazioni
Perché non ideare un sistema di finanziamento dello Stato a tutte le scuole (statali e paritarie) basato sul costo standard da corrispondere direttamente alle scuole in proporzione agli alunni e differenziato per ciclo scolastico? Oppure ammettere la deducibilità integrale delle rette scolastiche nella determinazione del reddito, applicando altresì il quoziente familiare?
Ed infine le considerazioni di tipo etico. Che la scuola rappresenti il futuro del Paese è lapalissiano, quasi mi vergogno a scriverlo. Scuole statali e scuole paritarie sono due uguali modalità di educare i giovani, non una migliore e l’altra peggiore, solamente in parte diverse ma entrambe necessarie per il bene di tutti, soprattutto degli studenti, per evitare il rischio di omologazione culturale. Questo è quello che conta, tanto è vero che, nonostante le mille difficoltà, molti genitori le scelgono. Avere scuole diverse tra loro significa dare alle famiglie ed agli studenti un servizio differenziato, con maggiore scelta e, quindi, migliore per formare coscienze libere e responsabili, quindi indispensabili per la formazione di una effettiva coesione sociale. Per non parlare degli studenti disabili o con bisogni speciali che nelle scuole cattoliche ricevono un trattamento specifico ad hoc, personalizzato sui loro bisogni. L’appiattimento della funzione educativa su un quasi esclusivo tipo di educazione (quello dello Stato) provoca un monopolio e l’assenza di pluralismo non è mai un fatto positivo per nessuno perché la pluralità di insegnamenti rappresenta un prezioso contenuto di idee e di esperienza anche sul piano didattico.
In tempi di crisi dei valori, di negazione dell’ovvio, di nichilismo e modernismo dilagante, di contestazione dei più elementari fondamenti del diritto naturale, di una affettività e sessualità banalizzata ed ideologizzata già dalla scuola dell’infanzia, le scuole cattoliche sono un baluardo e danno un contributo significativo alle sfide educative del nostro tempo assai difficile.

L’importanza delle scuole cattoliche
Ma perché le scuole cattoliche sono importanti? Le scuole paritarie non sono società commerciali che lucrano e guadagnano, sono enti non profit che devono galleggiare tra i molti costi e le entrate che diminuiscono continuamente (anche a casua del calo demografico).
Ma allora come va interpretata la frase (Art. 33 della Costituzione) “senza oneri per lo Stato”?
A mio avviso significa che lo Stato non deve pagare per gli immobili, i professori, i bidelli, le utenze… delle scuole cattoliche, ma, aggiungo, neanche guadagnarci, cosa che invece fa in quanto risparmia sui servizi che non dà ad una molteplicità di studenti.
Ma i politici cattolici in tutti questi anni dove erano? Sicuramente erano latitanti (a cominciare dalla Democrazia Cristiana) forse timorosi di affrontare un argomento complesso, irto di ostacoli e di opposizione da parte di altre forze politiche, quindi era meglio non affrontarlo, non correre il rischio di inimicarsi i tanti politici di sinistra con i quali si andava a braccetto al Governo e negli Enti locali.
Grave, gravissima colpa della DC non aver difeso l’autonomia giuridica ed economica delle scuole cattoliche in nome dei quieto vivere.
Un plauso va dunque all’AGESC Nazionale in persona del Presidente Palaia ed alle altre associazioni (Cdo Opere educative –FOE, CIOFS scuola ETS Figlie di Maria Ausiliatrice (Centro Italiano Opere Femminili Salesiane), Salesiani per la scuola – CNOS Scuola Italia, FAES (Associazione Famiglia e Scuola), FIDAE (Federazione Istituti di Attività Educative), FISM (Federazione Italiana Scuole Materne), Fondazione Gesuiti Educazione) che hanno sollecitato miglioramenti legislativi attraverso un tavolo permanente con il Governo Meloni e stanno ancor oggi attivamente operando affinché le persone coinvolte nella scuola cattolica (genitori, studenti, insegnanti e personale amministrativo) non siano considerate “di serie B” .
Mario Ghiglione
Membro dell’AGESC Liguria

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Fonte: Il Cittadino - Settimanale Cattolico di Genova