Origine dell'AGeSC
Milano, Istituto Leone XIII delle Suore Angeliche. È il 28 novembre 1975.
In un’assemblea, che vede riuniti i rappresentanti di tutte le scuole cattoliche della città, è approvata una prima bozza di documento comune per la fondazione di una nuova associazione che ha i genitori e le famiglie come protagonisti.
Così, trent’anni fa, l’AGeSC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) compie il suo primo passo ufficiale.
La neonata Associazione pensa e motiva le ragioni che sostengono la propria azione.
Nel 1976 elabora il “Progetto educativo e formazione ricorrente”, quale strumento di analisi, di riflessione, di verifica e di impegno educativo per tutti coloro che sono stati collegati alla scuola cattolica o sono comunque interessati alle sue problematiche.
Al documento è dato rilievo anche sulle pagine de “L’Osservatore Romano”.
Sono le prime attenzioni che spianano la strada alla diffusione degli ideali associativi.
Ed è subito evidente che l’esperienza può e deve andare oltre i confini di Milano e della Lombardia.
Nella primavera 1976, l’impegno comune in ordine alla difesa della libertà di educazione porta in Piemonte alla costituzione dell’A.Pi.Ge.S.C. (Associazione piemontese genitori scuole cattoliche).
Nell’autunno dello stesso anno, in Liguria, dall’azione di gruppi di famiglie in contrasto con l’amministrazione pubblica sul diritto allo studio nasce l’A.Li.Ge.S.C. (Associazione ligure genitori scuole cattoliche).
La necessità di “operare insieme” e di dare ai genitori una rappresentanza unitaria porta i rappresentanti delle tre Associazioni regionali a incontrarsi a Torino nel febbraio del 1977.
Qui si pongono le basi di una struttura nazionale, capace di influire sulle scelte politiche del Paese sostenendo politiche familiari ed educative ispirate alla sussidiarietà.
Di lì a poco l’AGeSC nasce anche in Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Sicilia, Puglia e via via - nel tempo - in altre regioni.
È una sfida che, lanciata attraverso la rete delle scuole cattoliche, raggiunge centinaia di migliaia di famiglie, trasformandosi in un vero e proprio “movimento” di opinioni, idee, proposte, attività.
La partecipazione scolastica è la grande esperienza di confronto ideale che coinvolge e accompagna l’AGeSC alla sua nascita e nei suoi primi anni di vita.
Le persone che hanno dato vita all’Associazione risultano determinanti nel partecipare e vincere le elezioni del 1977 per i Distretti e i Consigli Scolastici Provinciali.
Non è un caso che l’AGeSC nasca nello stesso anno della pubblicazione, da parte della Congregazione per l’Educazione Cattolica, del documento “La scuola cattolica oggi in Italia”, che lo stesso mons. Dionigi Tettamanzi, già segretario della Conferenza Episcopale Italiana, definirà “il testo di riferimento più chiaro e completo sulla definizione, sui contenuti e sullo spirito di una scuola che intenda essere cattolica”.
Quel documento, che si inseriva a sua volta nei solchi tracciati dai testi del Concilio e della Conferenza Episcopale Italiana, era una risposta ai cambiamenti profondi della società.
È lo stesso mons. Tettamanzi a ricordare “quelle mutazioni che non potevano non interpellare anche la scuola cattolica: il passaggio quasi repentino e tumultuoso da una scuola di élite ad una scuola di massa; il progressivo innalzamento dell’istruzione obbligatoria; la riforma della scuola media unica; lo sconvolgimento della contestazione studentesca del ’68; la teoria della descolarizzazione di Ivan Illich; il processo di democratizzazione nella gestione della scuola, attraverso la creazione degli Organi Collegiali; il maturare, soprattutto in campo scolastico, di una concezione di scuola come “scuola della piena evoluzione”; l’aprirsi, nella coscienza della Chiesa italiana, dell’impegno dell’evangelizzazione ad includere anche la promozione umana (Convegno ecclesiale del 1976); l’accesa discussione preconcordataria sulla presenza e sul significato dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica; la sistematica opposizione di una parte di opinione pubblica nei confronti della scuola cattolica…”
Giuseppe Marzetta fu il primo Presidente nazionale dell'AGeSC.
“Uomo della prima ora”, aveva partecipato all’Assemblea costituente dell'AGeSC lombarda, proprio in quel 28 novembre di trent’anni fa.
Rappresentava le Scuole professionali Don Bosco di Milano, di cui era Presidente del Consiglio d'Istituto. Marzetta ricoprì la carica sino al 1981, contribuendo in modo significativo, durante il suo mandato e fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1990, alla diffusione dell'AGeSC sul territorio nazionale, promuovendone i principi con coraggio ed entusiasmo.
La diffusione dell’AGeSC ebbe, in quegli anni, un ritmo sorprendente, con una crescita esponenziale di iscritti che nel 1987 - a dieci anni dalla fondazione – raggiunsero quota 70 mila.
Il consolidamento sul territorio avvenne anche attraverso importanti incontri ed appuntamenti, come l’organizzazione di convegni svoltisi in Lombardia (1977) ed in Piemonte (1980), come la Consulta Nazionale di Verona (4-5 luglio 1981), i convegni internazionali di Sanremo (1983) e Taormina (1984), il convegno nazionale di Firenze (1985) su “Famiglia, scuola, libertà di educazione”, la partecipazione al convegno del maggio 1986 presso l’Aula dei Gruppi di Montecitorio a Roma (“Quale scuola per una società più libera”).
Intensa la collaborazione che l’AGeSC intreccia, fin dai suoi primi anni di attività, con il mondo dell’associazionismo cattolico.
E saranno proprio tre realtà di questo mondo - Acli, Comunione e Liberazione ed Azione Cattolica - a confrontarsi con l’AGeSC nel convegno-celebrazione che il 19 novembre a Milano ricorderà i trent’anni dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche.
Trent’anni di un servizio e di una presenza che hanno fatto storia e scuola.
Ricordo di Lorenzo Cattaneo
L'orizzonte associativo tra sfide e prospettiveTra i volti significativi in questo quarantennale anniversario dell'Associazione, non può mancare quello di Lorenzo Cattaneo. Protagonista nella promozione dell'Agesc in Piemonte, ebbe a rappresentare un riferimento preciso nel cammino che l'Associazione ebbe a percorrere negli anni ottanta, quale presidente nazionale. Assumendosi la responsabilità di dettarne il percorso, ebbe ad incidere evidenziando le sfide che avrebbero poi coinvolto compiutamente tutti gli associati durante e dopo il suo mandato.
Molte furono le sfide educative che attendevano al varco in quegli anni la vita degli associati, vecchie e nuove sfide, che ineludibilmente coinvolgevano, e ancora coinvolgono, quanti intendono rispondere al proprio essere cristiani, e per di più in una associazione ecclesiale.
In quegli anni, chiarita l'essenza della identità ecclesiale, si imponeva, come ancor oggi si impone, l'assunzione attenta della "vocazione e missione" associativa, seguendo lo sviluppo dei campi prioritari in cui agire, nella prospettiva di uno sviluppo dinamico della personale e comunitaria crescita, e ciò non soltanto dal punto di vista organizzativo, ma soprattutto da quello della consapevolezza delle relative responsabilità, da coniugarsi negli anni ottanta, ponendo le basi per affrontare quelle sfide negli anni novanta.
Da qui l'indicazione, da parte di Cattaneo, della valenza di quelle sfide:
La sfida formativa che ogni aggregato all'Agesc deve sentire quale prima condizione: quella di educare se stessi per essere autentici testimoni cristiani, cioé capaci di trasmettere in famiglia, a scuola, nell'ambiente di lavoro, nella comunità acclesiale, nell'ambiente sociale, nella più ampia società civile. In ordine a questa sfida fu anzitutto lui stesso primario testimone, facendo tesoro di quanto nella propria giovinezza ha avuto dalla famiglia, dai genitori. Una formazione che per lui, ma per ciascuno, parte da lontano, e che non può essere un optional per coloro che si inseriscono nell'associazione nei quadri direttivi , ai vari livelli. In quest'ottica ebbe a promuovere occasioni di esperienza religiosa, inserendo pellegrinaggi mariani a livello locale e regionale, e anche a livello nazionale, come, ad esempio, il pellegrinaggio della scuola cattolica italiana a Lourdes.
La sfida della famiglia, che ebbe a identificare come precipuo impegno apostolico e come imcomparabile valore sociale. Indicò questo programma associativo come attenzione crescente alla famiglia, secondo i principi costitutivi dell'associazione, che appunto sostiene "il primato della famiglia e dei genitori nell'educazione e nell'istruzione dei figli". In un periodo in cui tutto sembrava congiurare - e purtroppo ancor oggi congiura - contro la famiglia, dato anche da una latitanza del potere politico nei riguardi dei provvedimenti validi di politica familiare, ebbe ad indicare la necessità di uno sforzo che deve essere compiuto dai cattolici tutti, in una unione di associazioni e movimenti direttamente o indirettamente interessati della vita delle famiglie, che doveva - e possiamo dire, deve - essere pari alla marea montante che la assale. In questo senso fu facile precursore ideale del Forum delle Associazioni Familiari, sorto nei successivi anni novanta.
La sfida del diritto alla vita che riguarda la famiglia, e quindi ognuno, nella difesa e nella promozione del diritto alla vita di ogni essere umano in ogni fase del suo sviluppo, dal concepimento sino alla morte naturale, e in ogni condizione, sia essa di salute o di malattia, di perfezione o di handicap, di ricchezza o di miseria. Da qui l'impegno che sostenne di sensibilizzazione e di propagazione di questi vitali orientamenti, richiamando ciascun genitore - aderende o no - su questa frontiera, ove si gioca il destino dell'umanità.
La sfida della scuola, che deve trovare nei genitori convinzione sincera, fatto concreto di educazione integrale, frutto di un contributo di diverse esperienze personali e istituzionali che vanno riconosciute e tra loro armonizzate. In più di una occasione ebbe ad evidenziare che il rapporto dei genitori con la scuola non è una delega totale e definitiva sul piano della responsabilità educativa. E perché non sussista alcuna delega, occorre partire da una sintonia pedagogica impegnante tutta la famiglia: non ci può essere sincrasìa tra l'ambiente familiare e quello scolastico, pena il disorientamento dei soggetti educativi, che sono i figli. Da qui anche l'indicazione che, soprattutto per i genitori di scuola cattolica, l'impegno deve essere ancor più specifico: da qui anche il necessario aiuto che l'associazione può - deve - dare ai genitori mediante una coerente sensibilizzazione sui temi educativi e sulla loro responsabile partecipazione scolastica.
La sfida inerente la comunità cristiana e la comunità civile. Essendo contemporaneamente membri della comunità cristiana e della comunità civile, i genitori e le famiglie rappresentano il ponte più naturale tra la scuola e la realtà circostante. Con il loro impegno, specie se inserito in un contesto associativo, esse hanno la possibilità e la capacità di testimoniare la volontà di raccordo tra la scuola e la realtà circostante, nonché di presenza propositiva - dialogante e anche rivendicativa - nei riguardi dei propri doveri e dei propri diritti.
Alla luce di queste finalità, Cattaneo ebbe a indicare come l'associazione avrebbe dovuto muoversi per difendere i diritti delle famiglie nel campo dell'educazione. Ebbe così anche a suggerire la considerazione di tre fattori:
* la lettura attenta della Costituzione, con i risvolti normativi (spesso discordi fra loro) che riguardano la libertà di educazione e di proposta educativa;
* l'attenzione alla realtà, che vedeva ogni anno la schiusura di scuole cattoliche, con uno stillicidio che può diventare pioggia torrenziale: e ciò quale conseguenza di superficiale disinteresse nella comunità cristiana e di inadempienza nella classe politica;
* infine guardare al possibile contributo da parte dell'Europa teso ad attenuare la distanza enorme esistente tra l'Italia e il resto del Continente in tema di educazione.
"Non combattiamo questa battaglia per un privilegio o per demagogia, combattiamo per la giustizia e per la libertà": questo il monito col quale ebbe ad indicare il cammino dell'Agesc, sostenendo anche la nacessità di presentare e sostenere, con la più ampia partecipazione dei genitori, proposte e istanze in un contesto di pluralismo culturale e istituzionale. "Dobbiamo delineare un orizzonte in cui muoverci con la volontà chiaramente espressa di volerci assumere delle responsabilità non con sufficienza e con un ruolo di supplenza, ma in prima persona, consapevoli che l'impegno culturale, ecclesiale, sociale e politico, non significa qualche attività caritativa, ma una presenza incisiva e significativa nel tressuto sociale".
Seguì l'Agesc, come past-president, lungo gli anni novanta, ma continuò ad essere riferimento autorevole sino alla sua chiamata alla casa del Padre, avvenuta il 31 agosto 2011. Con i suoi scritti e le azioni di cui alcuni di noi furono testimoni, ha aiutato a consolidare la strada associativa di cui quest'anno festeggiamo il quarantesimo anniversario.
A cura di Giancarlo Tettamanti
Scuola statale e scuola non statale
Pluralismo democraticodi Giuseppe Marzetta
Pubblichiamo un contributo del 1980 scritto dal primo presidente dell'Agesc, Giuseppe Marzetta, scomparso nel 1990. Lo si ripropone ora per la lucidità culturale che esprime; una riflessione tuttora attuale, ma che allora era come "voce che grida nel deserto". È inoltre un ricordo del caro Marzetta, con il quale si intende alimentare la coscienza storica dell'associazione.
Sono numerosi i quesiti che si vanno proponendo su questo argomento. Nell'ambito più elementare dell’esperienza e della coscienza pedagogica, educativa, socio-scolastica, e in quello dei fondamenti democratici dell’organizzazione dello Stato come organizzazione della comunità sociale, si possono delineare linee per una risposta a tali questioni.
Le due definizioni e contrapposizioni: "scuola statale" e quella più recente di "scuola autonoma" a qualunque livello d’educazione e di scolarità – nel nostro ordinamento democratico-pluralistico - non appaiono corrette e si prestano all’equivoco: sembra molto più esatto parlare di scuole "pari" fra loro, ed in questo senso "paritarie". Tra l’altro, il termine ed il concetto sono costituzionali.
Una domanda è basilare e fondamentale: si pensa ad uno "Stato pluralistico" nella sua sostanza originaria e nella sua conseguente organizzazione giuridica; o si pensa soltanto ad uno Stato che "ammette" a proprio giudizio e potere, magari a proprio arbitrio, addirittura che "concede" il pluralismo.
Ed allora, nel secondo caso: perché e come lo concede? Totale? Parziale? Dando sovvenzioni, negandole, ossia "senza oneri per lo Stato"? Concedendole in un senso ampio, oppure restrittivo, o negandole in tutto e in assoluto? E – sia permettendo le scuole non sue, sia sovvenzionandole in varia misura – con quali garanzie, con quali termini di eventuali sovvenzioni, con quali richieste di controllo? E così via!