“BUONA SCUOLA”: CHE VOTO MERITA?"

Un Congresso nazionale per ripartire di slancio, nella scia di quarant’anni di storia e di testimonianza. La XVII assise nazionale dell’AGeSC, svoltasi dal 20 al 22 marzo scorso a Roma e a Tivoli, ritrova e rivive le ragioni delle origini e le proietta nel tempo presente, assumendo rinnovati impegni
Non ha cambiato il mondo, ma ha senz’altro lasciato il segno il Congresso Nazionale che si è tenuto a Roma il 20, 21 e 22 Marzo scorso. Lo ha lasciato oltre ogni ragionevole dubbio in ognuno di noi che lo hanno vissuto nella sua interezza. Non era nelle nostre intenzioni stupire con effetti speciali e gli effetti speciali non ci sono stati. Ma la felicità e la gratitudine espresse dalla maggioranza dei partecipanti al momento della partenza per tornare a casa sono state il segno più tangibile che qualcosa di buono e utile era stato vissuto, partecipato, percepito.
Non ci sono stati effetti speciali, ma alcune piacevoli presenze sì. La presenza di quasi tutti i Presidenti Nazionali, o di persone carissime che hanno fatto la storia dell’AGeSC, ha senz’altro impreziosito il momento pubblico vissuto al Campidoglio di Roma. La commozione che ha colto molti nel vedere scorrere le immagini della clip “QuarantAgesc” che ha proposto suggestioni, messaggi ed immagini sullo scorrere della vita dell’Associazione.
Altre piacevoli presenze erano quelle delle Associazioni o Federazioni che hanno accolto il nostro invito non facendo mancare quell’affetto e quell’amicizia che in questi anni ci siamo scambiati come “compagni di strada”. Le voglio qui ricordare pur sapendo di correre il rischio di dimenticarne qualcuna: Fidae, Fism, Cdo Foe, Age, Moige, Faes, Confederex, Forum delle Associazioni Famigliari, Copercom, Cnos, Ciofs, Msc, Fratelli Scuole Cristiane.
Il Congresso è sempre un momento di grande confronto personale e associativo; personale per chi vuole mettersi in gioco e accettare una maggior responsabilità nel ricoprire un incarico nazionale. Uscire dal proprio “locale” per mettere a fattor comune l’esperienza maturata e con gratuità rendersi disponibili per tutta l’Associazione. Abbiamo detto che non si tratta di una promozione, ma di rendersi disponibili ad un maggior servizio. E la parola servizio è risuonata molte volte nei discorsi di presentazione dei candidati per il Comitato Esecutivo Nazionale. Ora sono attesi alla prova dei fatti. Non potranno che essere azioni e fatti concreti, perché è di questo che l’AGeSC ha bisogno ora più che mai. Di donne e uomini disposti a gettare il cuore oltre l’ostacolo moltiplicando le energie creative per contrastare la globalizzazione dell’indifferenza che si sta insinuando anche nel mondo cattolico.
Fantasia creativa per restare radicati ai valori di fondo cristiani e perciò universali. Dobbiamo lavorare insieme, ci siamo detti, per trovare atteggiamenti, forme, metodi, e strumenti contro l’indifferenza e rimettere al centro sempre la famiglia e la scuola cattolica con la loro identità e dignità. E poi il confronto dell’AGeSC con la sua data di nascita. Ripercorrendo un saggio del prof. Bruni dell’Università della Lumsa abbiamo iniziato a tracciare i contorni di una Associazione che vuole rimanere fortemente legata ai suoi ideali fondativi ma che non può eludere la parola “futuro”.
“Ogni organizzazione a movente ideale (OMI) - sostiene Bruni - arriva ad un punto in cui agli ideali fondativi non bastano più e vanno affiancati ad altri progetti creativi pena la morte dell’organizzazione, lenta ma inesorabile. Solo lasciando spazio alle persone cariche di novità e creatività sarà possibile rigenerare l’Associazione pur restando fedeli ai valori che hanno fatto grande l’organizzazione.” È necessario investire in questo momento storico tutte le nostre migliori energie di competenze, intuizioni, storia, passione, capacità di rischio per facilitare il passaggio associativo.
Ci sostiene la consapevolezza che siamo Associazione Ecclesiale e con la Chiesa vogliamo continuare a camminare. Non per avere un comodo parafulmine ma per un discernimento più profondo del nostro essere credenti convinti e aperti in un mondo scristianizzato e cinicamente pessimista. Famiglia e scuola pubblica non statale rimangono i due paradigmi di un impegno che non permette arretramenti.
La vivacità del dibattito congressuale ha consegnato un documento finale (presente sul nostro sito come tutti gli altri documenti) che non riesce per ovvi motivi a rappresentare la ricchezza degli interventi dei delegati e la consapevolezza limpida di un sempre più indispensabile pluralismo scolastico per una educazione cristiana e quindi universalmente aperta delle giovani generazioni che si può respirare solo attraverso la responsabilità educativa della famiglia.
Le vicende che scuotono il nostro vivere quotidiano, e mi riferisco principalmente alle persecuzioni che i Cristiani stanno subendo in molte parti del mondo solo per la loro fede, ci devono ulteriormente coscientizzare e invitarci ad uno stile di vita che sia caratterizzato da una fede forte, aperta, disincantata. Essere forti nella propria identità non vuol dire chiudersi nei recinti parrocchiali, scolastici o familiari ma ribadire con rinnovata speranza che il nuovo umanesimo si può solo ricostruire fondandolo sulla roccia che è Gesù Cristo.
Roberto Gontero, Presidente Nazionale AGeSC