DA GIOVANNI PAOLO II A BENEDETTO XVI

Giornate intense, come non avevamo mai vissuto prima, quelle dell’aprile 2005.
Memorabili ed incancellabili.
Prima, l’agonia e la scomparsa di Giovanni Paolo II, il Grande Papa, vicinissimo alle famiglie dell’AGeSC (come peraltro testimoniano gli articoli che pubblichiamo in questo numero speciale di “Atempopieno”).
Poi, la elezione del nuovo Pontefice, Joseph Ratzinger, che sceglie il nome di Benedetto XVI.
Due Papi, un unico cammino, dentro la storia della Chiesa e dell’umanità.
C’è sicuramente un rapporto di continuità nell’immagine del Papa polacco che, dopo una vita consumata al servizio del Vangelo, passa il testimone al Papa della Baviera, il quale per ventiquattro anni ha guidato - su espresso volere dello stesso Karol Wojtyla - la Congregazione per la Dottrina della Fede.
Del suo predecessore, Joseph Ratzinger è stato stretto e diretto collaboratore. Ne ha interpretato con fedeltà il magistero. Ne ha difeso le linee dottrinali fondanti. Ha sostenuto Giovanni Paolo II nella redazione dei documenti-chiave di uno straordinario Pontificato che sarà ricordato per gli storici primati.
Benedetto XVI è, di fatto, colui che - nel raccogliere la grande eredità di Papa Wojtyla - la può amministrare con saggezza ed intelligenza. Nel segno di una continuità giustamente modellata e ridefinita sul proprio carattere. E sulla propria storia personale.
Decano del Sacro Collegio dei Cardinali, in questo ruolo Ratzinger ha presieduto le solenni esequie di Papa Wojtyla, tributandogli un commosso omaggio e la viva gratitudine di tutta la Chiesa.
Qualche giorno dopo, nella messa per l’elezione del nuovo Pontefice, ha offerto una riflessione significativa sullo “stato” della Chiesa cattolica - “agitata da molte onde, venti di dottrina, correnti ideologiche, mode di pensiero” - fino ad indicare quelli che possono ritenersi i “mandati” da affidare a Colui che sarebbe stato eletto Papa.
Lo Spirito Santo, in un Conclave brevissimo, ha poi soffiato proprio sul nome di Joseph Ratzinger. “Sono un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore”: queste le sue prime parole davanti alla folla dei fedeli.
E come tale, ha operato e lavorato moltissimo.
Un Pastore peraltro conosciuto proprio per la sua storia di uomo di fede. Dall’abile capacità comunicativa, conosce bene la complessa “macchina” della Curia Romana.
Ha una profonda preparazione teologica.
Ed ha esperienza di cura pastorale.
E va ricordato che la redazione del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica porta il suo contributo diretto: e l’incarico di “pensare” il nuovo testo - prodotto dopo una consultazione senza precedenti di tutta la comunità ecclesiale mondiale - gli venne affidato nel 1986 proprio da Papa Giovanni Paolo II.
Con Papa Benedetto XVI, la Chiesa non mancherà di una guida sicura ed illuminata, che la saprà condurre per mano nel terzo millennio.
E se nel nome sta scritto un destino, Ratzinger porta quello di un Papa che operò fortemente per la pace e per la giustizia, oltre che rinviare a San Benedetto, patrono dell’Europa insieme a Cirillo e Metodio, i Santi slavi.
Anche nel suo nome, Benedetto XVI riassume quell’orizzonte ideale, non solo geografico, al quale Giovanni Paolo II aveva guardato, accarezzando il sogno di una unità, di una Europa cristiana che dialoga con il mondo intero, nel nome della Buona Notizia.
Papa Joseph Ratzinger, per questo, non si stancherà di operare.
Lo dice il suo motto: “Cooperatore della verità”.
E lo confermano quelle parole, pronunciate il giorno prima della sua elezione, nell’omelia della messa di apertura del Conclave: “L’unica cosa che rimane in eterno è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità… Rimane l’amore, la conoscenza, la fede, il gesto di toccare il cuore, la parola che apre l’anima alla gioia del Signore”.