EDUCAZIONE, LA SFIDA PIU' URGENTE

Mons. Angelo Bagnasco, Presidente della Cei e Arcivescovo di Genova, ha portato il suo saluto e la sua riflessione al Consiglio Nazionale dell’AGeSC del giugno scorso
L’educazione è, tra le sfide dei nostri tempi, quella più urgente.
Ciò esige un impegno corale, oltre che un coraggio educativo da accompagnare con una profonda conoscenza della persona e del contesto nel quale essa vive.
Così il Presidente della Cei e Arcivescovo di Genova, mons. Angelo Bagnasco, nel suo intervento al Consiglio Nazionale dell’AGeSC, svoltosi il 16 e 17 giugno scorsi presso l’Istituto S. Maria ad Nives di Genova Pegli.
Va dritto al cuore delle problematiche educative, il Presidente della Cei, rilanciando quella “questione antropologica” che già il suo predecessore, Card. Camillo Ruini, aveva posto con forza, come tema che “sta alla base non soltanto del progetto del compito educativo, ma del contesto globale che stiamo vivendo sul piano storico, nazionale ed europeo”.
Diversi gli spunti di interesse offerti da mons. Bagnasco nel suo articolato intervento, scandito da tre concetti: l’urgenza educativa, il coraggio educativo e la questione antropologica.
L’educazione - ha detto il Presidente della Cei - è oggi la sfida “più fondante, la più urgente. È la sfida che sta alla base delle altre sfide”.
Le grandi questioni della società contemporanea si sono fatte “più aggressive, più complicate, oltre che più complesse del passato; quindi richiedono, alle singole persone, un impianto ed una struttura umana più radicale, più consapevole e meno irriflessa rispetto a ieri”.
Richiedono la capacità di dare risposte consapevoli ed “esigono soluzioni adeguate, non miopi e non immediate, perché la storia non è soltanto l’oggi, ma è ieri e domani.
Tutto questo significa ed implica uno sforzo educativo a tutto tondo, senza cedere alle mode”.
Ci vuole dunque coraggio. Che deve essere il più unitario possibile, con al centro la famiglia, “soggetto irrinunciabile, di diritto, del compito educativo - così ha sottolineato il Presidente della Cei -.
Nessuno può sostituire la famiglia, in quanto il diritto naturale è legato alla generazione dei figli, che fa dei figli non una “proprietà” dei genitori, ma fa dei figli il dono al quali i genitori non possono rinunciare”.
Mons. Bagnasco parla anche di coraggio e di rigore, da parte delle famiglie, “non di una sola famiglia, ma delle famiglie, di più famiglie”.
Il Presidente della Cei ha rilevato che “non siamo lontani dal raggiungere la consapevolezza del coraggio educativo.
Non siamo lontani dall’esigenza di una coralità nell’impegno.
Mi sembra di cogliere a diversi livelli, in molti ambienti, la coscienza, il bisogno, il desiderio di riprendere in mano il compito educativo”.
Infine, ecco il rilancio della questione antropologica.
“Non esiste pedagogia senza antropologia - ha affermato -.
Come possiamo educare la persona se non sappiamo chi è la persona?
Il discorso è riassunto in questa domanda, che richiede da parte nostra l’attenzione affinché la pedagogia, nei suoi testi ed indirizzi, esprima un’antropologia di base e non soltanto delle suggestioni che magari rispondono alle istanze del momento”.
Mons. Bagnasco ha rilevato come la questione antropologica, “cuore della pedagogia”, stia nel dare fiducia ai nostri ragazzi, ai nostri giovani, a coloro che incontriamo: “A fronte di tanta incertezza e di tanta confusione, come è bello questo compito educativo di aiutare i giovani, i ragazzi, ad avere fiducia in se stessi, nella vita e a capire chi sono!” Il Presidente della Cei ha concluso il suo intervento al Consiglio nazionale AGeSC rivolgendosi ai partecipanti augurando buon lavoro ed assicurando la personale vicinanza “come presidenza della Cei, e naturalmente dei miei confratelli Vescovi” con i quali, ha detto, spera di riprendere la tematica dell’educazione, “recuperando così quel coraggio e quella passione educativi che sono espressione del bene e dell’amore che dobbiamo avere e sentire verso le nuove generazione.
Il che significa verso il domani e verso la società intera”.