LIBERTA' DI EDUCARE: OGGI E' UN'IMPRESA?

LIBERTA' DI EDUCARE: OGGI E' UN'IMPRESA?

La parola del Presidente

Legge 62/2000, scuole statali e scuole paritarie, pubblico o privato, parità.
Dieci anni densi di parole, seminari, interventi di specialisti e non, dieci anni durante i quali si è costruita con molta fatica una cultura della parità.
Sono nate iniziative e domande da un privato sociale attento che si è messo in gioco rischiando a partire proprio da questa benedetta libertà di educazione.
L’impresa si muove, incontra e provoca altri, crei delle alleanze, alleanze educative tra istituzioni, tra adulti che hanno maturato una visione del mondo e che desiderano trasmetterla.
Molte volte sorge una domanda: conviene, vale la pena?
Il punto centrale nasce proprio da un senso comune ancora troppo diffuso che cioè solo allo Stato appartenga la dimensione pubblica.
Tutto il resto è “ridotto” alla dimensione privata: le persone, le famiglie, gruppi sociali.
E noi sappiamo benissimo, perché lo tocchiamo con mano ogni giorno, che il termine “privato” viene interpretato come una dimensione meno vera, meno dignitosa meno trasparente, perciò meno affidabile.
L’ostilità è sottile e serpeggia nell’uso dei termini, nelle dichiarazioni anche da parte di addetti ai lavori, dall’opinione pubblica stessa che sembra scegliere sempre la via meno costosa della convenienza di parte al posto della via più vera.
È nata così l’esigenza di un percorso di confronto e dibattito tra l’AGeSC e alcune sigle che da anni lavorano in modo appassionato e tenace per l’attuazione della libertà di educazione in Italia, queste sigle sono la Fidae, la Fism, la Foe e la Confap.
Questo percorso ha portato oggi ad una convergenza non solo operativa (comunicati stampa congiunti, interventi a incontri e dibattiti) ma soprattutto ad una stima personale ed associativa reale, direi ad un’amicizia operativa.
Nulla di già preconfezionato ma piuttosto una ricerca intelligente che parte da un lavoro tra associazioni e federazioni vive e vivaci, propositive che hanno voglia di rischiare in prima persona.
Siamo certi che questo tentativo di lavoro in unità costringerà anche la politica a guardare e imparare un metodo.
In questo momento storico occorre resistere alla tentazione di vivere l’esperienza della scuola paritaria come una nicchia.
Il confronto che dà le ragioni radica, fa diventare forti e fa prendere il mano il gioco.
A noi interessa la cosa pubblica, il bene comune proprio come impresa da costruire.

Maria Grazia Colombo