MA SMETTIAMO DI CHIAMARLA "PRIVATA"

MA SMETTIAMO DI CHIAMARLA "PRIVATA"

Forse ancora non lo sanno, ma bisognerebbe avvertirli che certa terminologia è ormai obsoleta.

Ci riferiamo a chi insiste nel continuare a chiamare “scuola privata” la “scuola cattolica”.

Stampa, radio e televisione in particolare sembrano vivere su un altro pianeta quando scrivono e parlano della scuola “non statale”.

E’ un modo di dire ormai istituzionalizzato ed acquisito, che persiste sia nei testi e sia nei titoli.

La “scuola cattolica” è veicolata come “privata” e spesso in diretta contrapposizione a quella “pubblica”.
L’aspetto più preoccupante è che tale definizione è impiegata anche da strumenti di informazione di ispirazione cristiana o da media cosiddetti di “area cattolica”.

Non vogliamo, qui, ripercorrere le tappe ed i processi culturali, didattici e pedagogici che hanno segnato, in tanti secoli, la presenza della Chiesa cattolica in campo educativo.

E né vogliamo ripassare le vicende che, nello scorso secolo, in termini storico-giuridici, hanno di fatto portato al riconoscimento del ruolo “pubblico” della scuola cattolica in assimilazione all’impianto della scuola statale.

Ci dispensiamo pure dall’addentrarci nell’analisi delle intuizioni e delle dottrine conciliari in campo educativo e delle elaborazioni culturali che, negli ultimi decenni, hanno collocato e radicato concetti quali quello di “una scuola non solo della comunità ecclesiale, ma anche della società civile”. E nemmeno vogliamo rileggere i testi delle varie riforme, tra le quali ve n’è una relativa anche alla cosiddetta “parità scolastica”…

Su queste questioni - che motivano il fatto che non è corretto definire “privata” la scuola cattolica - c’è un’abbondante letteratura ( in proposito, tra i testi più recenti, segnaliamo quello di Giorgio Bocca, dal titolo inequivocabile “Pubblica e di ispirazione cristiana/Per una pedagogia della scuola cattolica”, Editrice La Scuola).
A coloro che insistono nel definire “privata” la “scuola cattolica” - e che ignorano o dimenticano che la trasmissione dei saperi, nel contesto della missione della Chiesa, si è sempre e comunque manifestata come un “servizio alla comunità”, e dunque al “pubblico” e alla “collettività” - vorremmo solo rivolgere l’invito a documentarsi, che è poi uno dei doveri di chi opera nel campo dell’informazione.

Un invito che si accompagna ad un auspicio: vorremmo finalmente leggere e sentire che la “scuola cattolica” può anche essere chiamata “scuola paritaria”, “scuola libera”, “scuola non statale”, “scuola come servizio pubblico di istruzione ed educazione”.
A meno che, con la definizione di “privata”, intendano riferirsi criticamente al fatto che la scuola cattolica è ancora “privata”, nel senso che non gode del pieno diritto di realizzarsi nella libertà di scelta e nel sostegno economico.

Se fosse così…