CAMMINARE INSIEME NEL RISPETTO RECIPROCO
Per fermare le violenze contro le donne occorre cominciare con la formazione dei giovani. Bisogna togliere questa violenza e cercare la maniera per formare la mentalità, bisogna essere persone di pace.
«Camminare insieme nel rispetto reciproco».
Nel numero di marzo di "Piazza San Pietro", la rivista voluta da papa Francesco, portata avanti con Leone XIV e diretta da padre Enzo Fortunato, così risponde il Pontefice a una lettrice che si domanda come fermare la violenza sulle donne.
Giovanna da Roma si definisce «fortunata » perché amata e rispettata dal marito, ma s’interroga sul perché questo sembri, oggi, quasi un privilegio davanti a ogni nuovo caso di femminicidio.
E si appella al Santo Padre «perché solo lavorando dal basso sulla cultura e sull’educazione dei giovani credo si possa contribuire a creare il rispetto per l’altro sesso».
Pubblichiamo la risposta di Leone XIV alla lettera di Giovanna.
Come scrive padre Fortunato nell’editoriale, «tra queste due voci passa un filo sottile ma forte, quello della speranza. Perché ogni parola che difende la dignità della persona è già un passo verso una civiltà più umana». Giovanna, Lei pone un grande problema che per me è sempre fonte di grande sofferenza: la violenza nelle relazioni, e in particolare la violenza contro le donne. In un mondo spesso dominato anche da un pensiero violento, bisognerebbe sostenere ancora di più il genio femminile, come affermava San Giovanni Paolo II, il «genio delle donne», protagoniste e creatrici di una cultura della cura e della fraternità indispensabile per dare futuro e dignità a tutta l’umanità.
Forse anche per questo le donne sono colpite e uccise, perché sono un segno di contraddizione in questa società confusa, incerta e violenta, perché ci indicano valori di fede, libertà, eguaglianza, generatività, speranza, solidarietà, giustizia. Sono grandi valori, che invece sono combattuti da una pericolosa mentalità che infesta le relazioni producendo solo egoismo, pregiudizi, discriminazioni e volontà di dominio.
Questo atteggiamento, come ho detto durante l’omelia della solennità di Pentecoste (8 giugno 2025) durante la Santa Messa del Giubileo dei movimenti, delle associazioni e delle nuove comunità, «spesso sfocia nella violenza, come purtroppo dimostrano i numerosi e recenti casi di femminicidio». La violenza, qualunque violenza, è la frontiera che divide la civiltà dalla barbarie. Non bisogna mai sottovalutare un atto di violenza e non abbiamo paura di denunciare la violenza, compreso quel clima giustificazionista oppure che attenua o nega le responsabilità. Camminare insieme nel rispetto reciproco della propria umanità non è un sogno, ma l’unica realtà possibile per costruire un mondo di luce per tutti.
Carissima Giovanna, La ringrazio per le Sue sollecitazioni sulla necessità di un’alleanza educativa sempre più forte. La Chiesa con le famiglie, la scuola, le parrocchie, i movimenti e le associazioni, le congregazioni religiose, le istituzioni pubbliche possono insieme condividere l’urgenza per realizzare progetti specifici.
“Il rispetto Camminare insieme nel rispetto reciproco della propria umanità non è un sogno”
In un mondo dominato anche da un pensiero violento, va sostenuto di più il genio femminile per prevenire e fermare le violenze sulle donne. Come ho detto il 25 novembre scorso, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, «per fermare le violenze occorre cominciare con la formazione dei giovani, cominciare ad aprire tutti il cuore per dire che ogni persona è un essere umano che merita rispetto, quella dignità per uomo e donna, tutti». E poi ho aggiunto: «Bisogna togliere questa violenza e cercare la maniera per formare la mentalità, bisogna essere persone di pace, che vogliono bene a tutti».
Grazie Giovanna per la Sua lettera. Pregherò per Lei, per la Sua famiglia e i Suoi cari, e accompagno tutti con la mia benedizione.
Corriere della Sera - 8 marzo 2026