BUONO SCUOLA, L'INCERTEZZA FRENA LA LIBERTÀ DELLE FAMIGLIE

BUONO SCUOLA, L'INCERTEZZA FRENA LA LIBERTÀ DELLE FAMIGLIE

Con la conclusione dell’anno scolastico si chiude un tempo intenso, fatto di crescita, impegno, relazioni, fatiche e conquiste. Come famiglie dell’Agesc guardiamo a questi mesi con gratitudine verso studenti, docenti, dirigenti e tutte le comunità educanti che rendono la scuola un luogo di formazione umana oltre che culturale.

La fine dell’anno scolastico è sempre un momento che invita alla riflessione. Per noi genitori rappresenta l’occasione per riaffermare un principio che da sempre anima il carisma dell’Agesc: la centralità della famiglia nell’educazione dei figli e il diritto di poter scegliere liberamente il percorso educativo più coerente con il proprio progetto di vita, senza che tale scelta diventi privilegio per pochi.

Proprio in questo contesto si inserisce il tema del buono scuola nazionale previsto dalla Legge di Bilancio. L’annuncio contenuto nella finanziaria ha acceso speranze concrete in molte famiglie italiane, soprattutto in quelle che con sacrificio sostengono il costo dell’educazione paritaria, contribuendo a un servizio pubblico che arricchisce l’intero sistema scolastico nazionale.

Il riconoscimento, almeno sul piano normativo, della necessità di un sostegno economico alle famiglie rappresenta un segnale importante. Significa prendere atto che la libertà educativa non può restare un principio astratto, ma deve tradursi in strumenti reali di accesso e di equità. È una questione di giustizia sociale prima ancora che di politica scolastica.

Tuttavia, mancando a oggi il decreto attuativo, quel provvedimento non è ancora operativo. Le famiglie, che hanno riposto fiducia e speranza in questo intervento normativo, non hanno ricevuto comunicazioni chiare sulle modalità di attuazione, sui tempi, sui criteri di accesso e sulle procedure necessarie per poter beneficiare del contributo annunciato.

Questo clima di incertezza rischia di pesare proprio su chi quotidianamente affronta con responsabilità scelte educative impegnative. Molti genitori stanno già programmando il prossimo anno scolastico, sostenendo iscrizioni, rette, acquisto di libri e materiali, senza poter comprendere se e quando il sostegno previsto diventerà concretamente disponibile.

Come Agesc riteniamo fondamentale che l’iter attuativo sia completato rapidamente e accompagnato da atti concreti e comunicazioni trasparenti. Le famiglie hanno bisogno di certezze, non solo di prospettive. Hanno bisogno di sentire che lo Stato assume concretamente il valore della loro corresponsabilità educativa e pone le condizioni affinché esso si esprima innanzitutto in una piena libertà di scelta educativa.

Insieme alle altre sigle dell’Agorà della Parità, noi di Agesc non siamo rimasti a guardare. Consapevoli delle complessità tecniche, abbiamo risposto prontamente all’invito al confronto rivolto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim). Già il 4 febbraio scorso, in un tavolo tecnico a cui ha partecipato la nostra vice presidente nazionale, Margherita Benaglia, abbiamo offerto un contributo di riflessione strutturato. Il 13 feb-braio abbiamo inoltrato al Ministero una nota tecnica dettagliata, firmata dal nostro presidente, Umberto Palaia insieme ai leader di Cdo Opere Educative, Cism, Fidae, Fism e Usmi.

In quel documento, abbiamo analizzato i modelli regionali di eccellenza (come la “Dote Scuola” della Lombardia o il “Buono Scuola” del Veneto) per offrire al decisore politico una bussola operativa. Abbiamo proposto soluzioni concrete, indicando ad esempio scaglioni Isee chiari (con fasce fino a 10mila, 20mila e 30mila euro) per far sì che il contribu-to di 1.500 euro raggiunga prioritariamente chi ha più bisogno. Abbiamo inoltre suggerito l’utilizzo dell’infrastruttura Inps per snellire le domande e garantire verifiche immediate.

Avevamo chiesto con forza che il processo si concludesse prima dell’estate 2026, proprio per non lasciare le famiglie nel limbo dell’incertezza al momento delle nuove iscrizioni. Ad oggi, però, tutto tace. Molti genitori ci chiedono risposte che noi non possiamo dare al posto delle istituzioni.

Questo clima di incertezza rischia di vanificare l’impatto positivo della norma. Una misura di sostegno che arriva in ritardo perde metà della sua efficacia sociale: non permette alle famiglie di pianificare con serenità il proprio investimento educativo. Lo Stato deve comprendere che sostenere la scuola paritaria non significa concedere un sussidio, ma investire in un servizio pubblico che garantisce risparmi miliardari alla collettività.

È tempo di riconoscere che le famiglie della paritaria non chiedono un regalo, ma la restituzione di una parte di ciò che già versano come contribuenti, garantendo al contempo il pluralismo che è il respiro di una democrazia matura.

La scuola, infatti, non è soltanto un servizio: è una comunità viva nella quale si costruisce il futuro del Paese. E dentro questa comunità il ruolo dei genitori non può essere marginale. Il nostro compito, come associazione, continuerà a essere quello di accompagnare le famiglie, farsi loro portavoce e promuovere una cultura educativa fondata sulla libertà, sulla partecipazione e sulla dignità della persona.

Nel guardare al prossimo anno scolastico, resta viva la nostra fiducia che le istituzioni sappiano compiere un passo ulteriore e decisivo: rendere i fondi destinati alla libertà di scelta educativa non soltanto finalmente accessibili, ma anche adeguati, strutturali e certi nel tempo. Le famiglie hanno bisogno di poter programmare con serenità il percorso educativo dei propri figli, senza essere lasciate ogni anno nell’incertezza di misure annunciate ma non consolidate. La speranza dell’Agesc è che si affermi sempre più una visione nella quale il sostegno alla scuola paritaria venga riconosciuto come un investimento stabile per il bene comune, per il pluralismo educativo e per il futuro dell’intero sistema scolastico italiano.

Concludendo questo anno scolastico, desideriamo quindi esprimere un duplice sentimento: da un lato la gratitudine per il cammino compiuto insieme; dall’altro l’auspicio che il prossimo settembre non porti nuove attese, bensì risposte certe.

Sostenere oggi la libertà di scelta educativa significa investire concretamente nel futuro dell’Italia, riconoscendo valore a chi investe ogni giorno nella risorsa più preziosa del Paese: i propri figli. L’Agesc continuerà a vigilare, a dare voce alle esigenze delle famiglie e a incalzare le istituzioni affinché quella “parità” scritta nelle leggi diventi finalmente realtà nei fatti e nei conti delle case italiane.

Senza libertà di scelta, non c’è vera scuola; e senza una scuola libera, il futuro è un orizzonte più povero per tutti.

Margherita Siberna Benaglia
Vicepresidente nazionale

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Fonte: Avvenire