IL CORAGGIO DI CRESCERE FIGLI IN UN TEMPO CHE CAMBIA

Famiglie sempre più sotto pressione e alle prese con gli ostacoli (soprattutto economici) lungo la strada della libertà di scelta educativa
IL CORAGGIO DI CRESCERE FIGLI IN UN TEMPO CHE CAMBIA

Essere famiglia oggi significa camminare su un sentiero sempre più stretto, dove sfide antiche e difficoltà nuove si intrecciano senza concedere pause. È un cammino fatto di responsabilità che cambiano volto, di scelte che richiedono lucidità ma anche una dose crescente di coraggio, perché essere genitori non è mai stato semplice, ma oggi sembra diventato un esercizio quotidiano di resilienza.

Come associazione Agesc, che riunisce genitori accomunati dalla scelta educativa di far frequentare ai propri figli Istituti paritari cattolici, osserviamo ogni giorno quanto il peso di questo cammino si sia fatto più gravoso, e quanto sia diventato urgente sostenere chi, con coraggio e fiducia, continua ad investire nel futuro attraverso l’educazione. Incontriamo mamme e papà che, pur tra mille fatiche, scelgono di non arrendersi e di credere che accompagnare la crescita dei propri figli sia ancora il modo più autentico di costruire un Paese migliore.

Le sfide iniziano spesso già dai primi anni di vita, quando l’accesso ai nidi diventa un percorso ad ostacoli: rette elevate, liste d’attesa e una conciliazione tra lavoro e famiglia sempre più complessa. Le amministrazioni locali hanno avviato sforzi significativi, e non possiamo non riconoscerlo, ma la distanza tra i bisogni reali e le risposte disponibili è ancora ampia. La genitorialità rischia così di diventare un lusso, mentre dovrebbe essere una possibilità concreta per tutti, sostenuta da servizi diffusi e accessibili. Non si tratta solo di organizzazione quotidiana: parliamo di dare ai bambini un ambiente sicuro e stimolante in cui muovere i primi passi e alle famiglie il tempo e lo spazio necessari per respirare, lavorare, crescere insieme.

A queste difficoltà economiche si sommano quelle sociali ed educative, sempre più evidenti nel vissuto dei ragazzi. Le famiglie si trovano a fronteggiare un aumento dei disagi emotivi: ansia, isolamento, dipendenza digitale, fatica nelle relazioni, incapacità di immaginare il futuro. È un malessere diffuso, che non riguarda solo alcune fasce sociali, ma attraversa trasversalmente l’infanzia e l’adolescenza. In questo scenario la Scuola cattolica, con la sua attenzione alla persona e la centralità del dialogo educativo, rappresenta spesso un approdo sicuro, un luogo dove i ragazzi vengono guardati nella loro interezza e accompagnati nella scoperta del proprio valore, giorno dopo giorno.

Ma anche gli istituti, per continuare a offrire un ambiente ricco di cura e competenza, hanno bisogno di essere sostenuti. La scelta dell’educazione paritaria continua, infatti, a essere gravata da costi che molte famiglie faticano a sostenere, nonostante il servizio pubblico che queste scuole offrono all’intera comunità. Chiediamo da anni che il diritto alla libertà educativa non resti un principio astratto, ma diventi una possibilità concreta, attraverso politiche che non costringano le famiglie a sacrifici sproporzionati.

In questo contesto di crescente pressione educativa ed economica sulle famiglie l’approvazione della Legge di Bilancio 2026 segna un cambio di passo strutturale nelle politiche per l’istruzione in Italia. Per la prima volta viene introdotto un “buono scuola” nazionale destinato alle famiglie che scelgono l’istruzione paritaria, accompagnato da fondi per l’acquisto dei libri e del materiale scolastico rivolti in particolare ai nuclei a reddito medio- basso. Pur con uno stanziamento ancora limitato, emerge una regola generale chiara: lo Stato inizia a intervenire direttamente per sostenere la libertà di scelta educativa, superando la logica degli interventi episodici e riconoscendo che educare i figli oggi non è un privilegio, ma una responsabilità condivisa che merita un sistema coordinato di sostegno e orientato all’integrazione tra scuola statale e paritaria. Questo è un primo passo, ma ancora tanto c’è da fare per raggiungere una vera parità scolastica, che non penalizzi chi fa una scelta educativa coerente con i propri valori.

In questo scenario complesso, la comunità diventa un punto di forza. Lo vediamo nelle reti di genitori che si supportano, nei dialoghi costruttivi tra scuola e famiglia, nella volontà condivisa di costruire un ambiente in cui ogni ragazzo possa crescere “a misura di persona”. Perché educare non è mai stato semplice, ma oggi richiede uno sforzo collettivo ancora più grande: richiede adulti che sappiano fare un passo avanti, che scelgano di esserci anche quando tutto sembra correre più veloce della capacità di comprenderlo.

Come Agesc crediamo che sostenere le famiglie significhi sostenere l’intero Paese, così come sostenere le scuole che, con i loro carismi e effettiva valenza pubblica, aiutano tante mamme e papà nell’arduo compito di allevare ed educare bambini e ragazzi. Significa, infatti, riconoscere il loro ruolo fondamentale, valorizzare le scelte educative, accompagnare i genitori nel loro compito più delicato: far crescere figli liberi, competenti e capaci di speranza. Questo è il cuore della responsabilità educativa, e questo è ciò che tiene viva la fiducia nel domani.

La vera emergenza, però, non è solo economica. È culturale. Restituire centralità alla famiglia, ridarle fiato e fiducia perché bambini e ragazzi, per diventare adulti sereni e responsabili, hanno bisogno di comunità che li accolga e li sostenga. Una società che non riconosce il valore della famiglia finisce per smarrire il proprio futuro. Quando invece la sostiene, quando rende possibile il coraggio quotidiano di crescere figli in un tempo che cambia, allora costruisce le basi di una convivenza più umana, solidale e capace di guardare lontano.

Le famiglie, oggi più che mai, non possono essere lasciate sole, perché accompagnarle significa custodire il futuro di tutti.

Margherita Siberna Benaglia
Vicepresidente nazionale

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Fonte: Avvenire